La teoria politica
1. La Repubblica (dalla realtà al modello)
In diretta connessione con la visione religiosa, morale ed estetica è anche la teoria politica di Platone: egli nutre una grande sfiducia nei metodi politici in auge al suo tempo. È un tema che ha in comune con Socrate, ma dove il maestro si era dedicato ad agire sui suoi concittadini Platone sceglie il suo campo d'azione lontano dalla patria, a Siracusa (come si sa, con un completo insuccesso): i vari modi di governare, teorizza Platone, sono tutti inquinati dal comune difetto di considerare solo l'esteriore e il caduco nell'uomo e di non saper entrare nella sua realtà interiore, l'unica vera. A questa capacità penetrativa nel reale non è necessario educare tutto il popolo, ma solo una piccola élite di governanti (Platone era un aristocratico e ha del modo di governare una concezione aristocratica) che penseranno poi ad attuarla ai loro posti di comando. Alla grande massa formata da lavoratori manuali e commercianti Platone destina la produzione di beni; ai guerrieri la difesa dello Stato, ai filosofi la sua direzione. Per produrre il necessario disinteresse ai beni della vita guerrieri e governanti dovranno mettere in comune ogni proprietà, non escluse le donne (Repubblica).