Rivoluzione Francese
Sito: | Meta-Apprendisti |
Corso: | Liceo Italiano IMI di Istanbul (classi terze) |
Libro: | Rivoluzione Francese |
Stampato da: | Utente ospite |
Data: | venerdì, 4 aprile 2025, 14:05 |
1. Le cause
La Francia di fine Settecento non stava attraversando un buon momento sia da un punto di vista politico che sociale. La politica era rimasta quella dei tempi di Luigi XIV, ovvero era ancora presente la monarchia assoluta, cioè vi era un re che possedeva tutto il potere e poteva fare ciò che voleva senza alcuna limitazione, anche ordinare il carcere per un suddito, un nobile o ecclesiastico, borghese o popolano. La società francese era suddivisa in tre classi sociali, chiamati anche ordini, ed erano il clero, la nobiltà e il terzo stato (il termine terzo stato, significa in ordine di importanza rispetto ai primi due si trovava in terza posizione). Il terzo stato comprendeva il 95% della popolazione ed includeva tutti coloro che non erano né aristocratici né ecclesiastici.
I privilegi dei Nobili
Cleto e nobiltà, in particolar modo la seconda potevano godere di svariati privilegi. Non pagavano le tasse ed erano protetti da una giustizia che si comportava in modo particolare con loro ad esempio gli appositi tribunali, composti di aristocratici, giudicavano i loro delitti spesso con meno severità e li facevano passare come incidenti. Le cariche più alte dello Stato e dell'esercito erano riservate ai nobili, anche per questo potevano gestire a loro favore la giustizia. Vivevano nella grandissima e lussuosissima corte di Versailles dove venivano organizzate feste e banchetti, dove attendevano i loro stipendi e ricompense, quest'ultime venivano date dal sovrano in base alle sue preferenze. Per quanto riguarda le campagne il controllo dipendeva dai diritti feudali, inoltre i contadini dovevano dare denaro, parte del loro raccolto o dovevano offrirsi per delle giornate di lavoro gratuita ai signori locali.Il Terzo Stato
Era la classe più insoddisfatta in assoluto perché erano numericamente la maggioranza, erano i più attivi dato che comprendeva la borghesia, gli artigiani, i contadini e gli operai ma non contavano nulla nell'ordinamento politico. Erano solo quelli che dovevano lavorare per sfamare il paese, niente di più. Non solo venivano sfruttati dai ceti superiori, ma non ricevevano nemmeno un minimo riconoscimento, anzi per essere ancor più umiliati gli venivano imposte tasse ed una serie di obbligazioni. Inutili furono i tentativi del terzo stato di chiedere al re di convocare gli Stati generali, l'antica assemblea formata da rappresentanti dei tre ordini per sperare in nuove riforme migliori di quelle attuali.Lo spreco dello stato
Le pesanti tasse non venivano imposte alla popolazione senza un valido motivo, difatti come già detto la Francia non se la passava benissimo a causa delle guerre sostenute nel corso del Settecento, alle spese folli per mantenere la lussuosa corte di Versailles che comprendeva circa 10.000-15.000 nobili che comportavano uno spesa del 20% dei soldi ottenuti con le tasse, e anche a causa della crisi della produzione agricola del 1788 provocata dal maltempo che provoco l'aumento del costo del pane. Tali eventi che comportavano una spesa eccessiva allo Stato e che avrebbe portato la Francia verso la rovina spinsero il re Luigi XVI (1774-93) a nominare due ministri fidati e capaci per porre rimedio a tale situazione come l'economista Turgot e poi il banchiere Necker. Questi trovarono delle soluzioni partendo dalla riduzione delle spese della corta ma il re non approvava questo tipo riforme radicali e nemmeno la stessa regina Maria Antonietta voleva trattenersi in queste spese.Il ministro Necker propose di far pagare le tasse anche alla nobiltà e al clero, ma questi non avendo mai pagato tasse e non avendo intenzione di iniziare a pagarlo si opposero a tale proposta e chiesero anch'essi la convocazione degli Stati generali, dove contavano di impedire tale riforma.
Tutte e tre le classi a questo punto erano d'accordo di riunirsi in Assemblea e così Luigi XVI decise di convocarla. Se i nobili e il clero aspettavano l'appoggio del re per per mettere a tacere le pretese del terzo stato, quest'ultimo non si faceva di certo intimidire e continuava nella sua lotta nel chiedere l'abolimento dei privilegi dei nobili e una più sana amministrazione del paese, i contadini invece chiedevano solamente un miglioramento delle condizioni di vita.
Per risolvere questa confusione nell'assemblea ci sarebbe voluto un parere forte ed autorevole come quello del sovrano ma Luigi XVI era tutto l'opposto della persone che serviva per prendere una giusta decisione essendo un tipo poco intelligente, incerto, indeciso e incapace di assumersi alcuna responsabilità.
2. Lo scoppio
Gli Stati Generali
Il 5 maggio 1789 furono convocati gli Stati generali, e si ponevano in loro grande fiducia e c'era molta suspance in quanto era da quasi due secoli che non si riunivano.
All'interno della sala di Versailles si riunirono circa 1200 deputati di cui 270 era nobili, 291 erano il clero e 578 il terzo stato. Ancora si doveva iniziare ad affrontare l'argomento che si verificò il primo contrasto e riguardava la modalità di votazione. Se si votava per ordine, come era avvenuto anche nei secoli precedenti avrebbero vinto nobiltà e clero perché avrebbero avuto la maggioranza di due contro uno, e per questo motivo il terzo stato appoggiato da molti parroci eletti nelle campagne e anche alcuni nobili chiedevano la votazione per testa. Il re non poteva andare contro la nobiltà e così decise che si sarebbe votato per ordine e poi sciolse la riunione. E così i rappresentanti del terzo stato ed i loro seguaci decisero di andare avanti ugualmente, si dettero il nome di Assemblea nazionale e si riunirono in una sala dove si praticava il gioco della pallacorda, una specie di tennis. In questa sala, il 20 giugno, giurarono di non dividersi finché la Francia non avesse avuto una costituzione.
La presa della Bastiglia
3. La fase monarchica
La monarchia costituzionale
Nonostante il re fosse contrario ad approvare tali decisioni, fu costretto ad accettarle dalla folla che lo costrinse anche a lasciare la reggia di Versailles.
Con le nuove riforme (1789-1791) dell'Assemblea la monarchia divenne costituzionale, tuttavia ancora non si parlava di una vera repubblica in quanto il potere esecutivo venne affidato al re ed ai suoi ministri, il potere legislativo spettava ad un'Assemblea legislativa, i cui deputati venivano eletti dai cittadini con un certo reddito, mentre i poveri non possedevano il diritto al voto; infine il potere giudiziario era affidato ai giudici, anch'essi eletti.
La Chiesa divenne parte dello Stato e così anche gli stipendi dei sacerdoti, e coloro che non erano d'accordo vennero perseguitati.
La Destra e la Sinistra
- Giacobini: repubblicani e favorevoli a delle riforme molto radicali.
- Foglianti: conservatori e monarchici.
- Girondini: che sostenevano gli interessi della borghesia mercantile delle province e avevano una posizione vicina a quella dei giacobini ma più moderata.