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1943-1945. L'Italia e la fine della Guerra

Sito: Meta-Apprendisti
Corso: Liceo Italiano IMI di Istanbul (classi quarte)
Libro: 1943-1945. L'Italia e la fine della Guerra
Stampato da: Utente ospite
Data: giovedì, 3 aprile 2025, 05:49

1. La caduta del fascismo

Dopo la vittoria in Africa, nel maggio del 1943, le forza anglo-americane controllavano il Mediterraneo e poterono rivolgersi verso L'Italia.

Tra il 9 e il 10 luglio 1943 sbarcarono in Sicilia, isola conquistata nel giro di un mese.

Gli Alleati erano stato accolti come liberatori: segno che gli italiani erano stanchi della guerra e che consideravano un grave errore del fascismo aver portato il paese in guerra.

Già alcuni mesi prima erano iniziati numerosi scioperi nelle città del nord. 

Il 25 luglio su suggerimento del Re, il Gran Consiglio del Fascismo votò la sfiducia al governo Mussolini, il quale fu arrestato. Il nuovo governo fu dato a Badoglio.

Il 3 settembre Badoglio firmò con gli Alleati un armistizio, che fu comunicato alla popolazione solo l'8 settembre, in tempo per la famiglia reale per mettersi al riparo in Puglia, sotto la protezione degli inglesi (lasciando il paese allo sbando).

I tedeschi reagirono occupando il nord e centro Italia e liberando Mussolini che misero a capo di un governo fantoccio: la repubblica di Salò.

L'8 settembre molti italiani speravano che la guerra fosse finita, ma stava in realtà iniziando quella più drammatica.

Una volta firmato l'armistizio ci fu per l'esercito italiano un momento di sbando. Non era più chiaro chi fossero gli amici e chi i nemici.

Molti militari furono catturati dai tedeschi e portati nei campi di prigionia.


2. La Resistenza

Alcuni italiani giudicarono un tradimento il voltafaccia della monarchia e la rottura con i tedeschi e quindi decisero di aderire alla Repubblica di Salò, continuando la guerra a fianco dei tedeschi. Costoro vennero chiamati Repubblichini.

Altri scelsero di combattere contro i fascisti, presero le armi e divennero partigiani.

Anche in Italia dunque iniziò la Resistenza, cioè lotta contro l'occupante nazista come era già iniziata in altri paesi. Alla guerra di liberazione parteciparono anche quelle forze dell'esercito italiano che non vollero consegnarsi ai tedeschi e che si rifiutarono di combattere nell'esercito della Repubblica di Salò.

Non tutti ebbero il coraggio di schierarsi apertamente ma appoggiarono lo stesso la resistenza magari in modo passivo fornendo protezione ai partigiani combattenti. La resistenza passiva fu molto importante. I partigiani attivi arrivarono ad essere solo 200.000, una piccola parte della popolazione, mentre la resistenza passiva coinvolse le masse. Con essa maturò negli italiani quella coscienza che porterà, alla fine della guerra, alla democrazia.


3. Il CLN

Intanto i partiti antifascisti, messi a tacere da Mussolini, avevano ripreso l'attività politica dando vita al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). Vi aderirono:

  • Il Partito Comunista
  • Il Partito Socialista
  • Il Partito d'Azione
  • I Democratici Cristiani
  • Il Partito Liberale
  • Il Partito Repubblicano

I capi della resistenza erano Parri del Partito d'Azione, il comunista Longo e il generale Cadorna. Non era facile mettere d'accordo punti di vista così diversi sul futuro da dare all'Italia in caso di vittoria sul fascismo. Bisognava inoltre fare i conti con gli Anglo-Americani che non volevano nessun cambiamento radicale della situazione socio-politica.

La questione che più divideva era la sopravvivenza della monarchia: se considerarla colpevole come il fascismo e quindi eliminarla a favore di una Repubblica, oppure mantenerla.

La svolta fu a Salerno quando nel maggio del 1944 giunse Togliatti, leader dei comunisti italiani e del Komintern, che disse che la scelta tra monarchia e repubblica sarebbe stato decisa dal popolo con un referendum alla fine della guerra e che ora bisognava solo combattere il fascismo.

Intanto il Re Vittorio Emanuele III abdicava in favore del figlio Umberto II e il governo provvisorio fu affidato al vecchio Bonomi, ex socialista moderato.


4. Rappresaglie tedesche in Italia

Quando Bonomi iniziò a governare l'Italia meridionale era già sostanzialmente liberata e la resistenza di era concentrata al Nord dove i partigiani riuscirono spesso, sulle montagne, a dare vita a delle repubbliche partigiane, liberate cioè dal nazifascismo.

I tedeschi cercarono di porre fine alla resistenza operando i cosiddetti rastrellamenti: ricerca di uomini e armi che potevano essere di aiuto alla resistenza deportando partigiani nei campi di prigionia o torturandoli e uccidendoli sul posto.

Nel tentativo di isolare i partigiani dal sostegno della popolazione i tedeschi arrivarono a distruggere interi paesi (come vendetta contro i civili delle azioni partigiane).

Con la caduta del fascismo si registrò la pagina più buia dell'Italia anche nei confronti degli ebrei. Tollerati durante il fascismo, furono oggetti di numerosi rastrellamenti durante la Repubblica di Salò. Furono creati anche due lager appositi: a Carpi e a Trieste.

5. La Liberazione

Dopo lo sbarco in Sicilia la risalita lungo la penisola fu lenta e difficile e fu a lungo fermata su fronte di Cassino (Lazio meridionale).

La Capitale del Regno fu spostata mano mano che il fronte avanzava: all'inizio Brindisi, poi Salerno, infine Roma, liberata il 4 giugno 1944. Firenze fu liberata il 6 di agosto.

Dall'inverno del 1944 il fronte fu di nuovo bloccato, questa volta sulla linea gotica, lungo l'Appennino Tosco-Emiliano. La guerra di liberazione fu d'ora in avanti combattuta dai soli partigiani.

Nell'Aprile del 1945 gli Alleati sfondano la linea gotica ma molte città riescono a liberarsi da sole, come Genova e Milano il 25 aprile 1945 (data poi scelta come festa di Liberazione Nazionale).

Il 27 Aprile Mussolini fu catturato mentre cercava di fuggire in Svizzera e fu fucilato ed esposto a Milano in Piazzale Loreto.

Il 30 Aprile morì suicida anche Hitler.

6. La fine della guerra

Mentre risalivano in Italia gli Alleati aprirono un secondo fronte: il 6 giugno 1944 vi fu lo sbarco delle truppe alleate in Normandia sotto la guida del generale Eisenhower. Il 19 agosto Parigi insorge e torna sotto il controllo di De Gaulle. A metà settembre 1944 la Francia era liberata.

A Est la Germania stava subendo una controffensiva russa che stava occupando la Polonia, la Cecoslovacchia e l'Ungheria. La Germania vede ritirare le sue truppe sia da est che da ovest e la sua sorte sembra ormai segnata.

Intanto gli Alleati iniziano dei sanguinosi bombardamenti di numerose città tedesche procurando centinaia di migliaia di morti.

I sovietici arrivarono per primi a Berlino (vincendo una specie di gara con gli americani) e il 7 maggio i tedeschi firmarono una resa incondizionata.

Ma se in Europa la guerra era finita, essa continuava nell'Oceano Pacifico, dove nonostante le numerose sconfitte i giapponesi resistono con tenacia affidandosi anche ai Kamikaze. La resa avvenne dopo che due bombe atomiche furono sganciati il 6 e il 9 agosto a Hiroshima e Nagasaki. Città che furono letteralmente rase al suolo.

Il Giappone firmò la resa il 2 settembre 1945. La Guerra era davvero finita. Con circa 50 milioni di morti.