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Disputa sugli universali

Sito: Meta-Apprendisti
Corso: Apprendisti Filosofi
Libro: Disputa sugli universali
Stampato da: Utente ospite
Data: venerdì, 4 aprile 2025, 00:59

1. Introduzione

Nella filosofia medievale il problema degli universali è uno dei temi più dibattuti: riguarda l'essere dei concetti generali che possono essere predicati di più individui

Questo dibattito pone il problema del rapporto fra pensiero, linguaggio e realtà: i concetti e i termini con cui li esprimiamo sono in grado di rispecchiare l'essere e la struttura della realtà? Esiste l'uomo in generale o esistono solo i singoli individui? I maestri medievali si chiedono se gli universali esistono solo come concetti della mente o se esistono anche nella realtà. In questo caso, se esistono separati dalle cose, come le Idee platoniche, oppure sono nelle cose stesse, come le forme aristoteliche. Le numerose soluzioni proposte si possono ricondurre a due tipi fondamentali: quella realistica (che afferma l'esistenza degli universali nella realtà) e quella nominalistica (che li ritiene esistenti solo nell'intelletto umano, per cui ciò che esiste realmente è solo singolare). Realismo e nominalismo possono a loro volta distinguersi in due tendenze, una estrema e una moderata.

2. Realismo estremo

Il realismo estremo, professato, fra gli altri, da Gugliemo di Champeaux (1070-1122), afferma la realtà sostanziale dell'universale prima e separatamente da ciascun individuo, come idea perfetta o modello eterno nella mente divina. Ogni universale è presente interamente in ciascun individuo (per esempio: l'universale "umanità" rimane uno e identico in tutti gli individui, a cui si aggiungono in un secondo tempo qualità accidentali diverse in ogni singolo individuo).

Il realismo è ovviamente riconducibile alla teoria delle Idee di Platone (arrivate nella Scolastica, come sappiamo, tramite Plotino e Agostino).

Se l'Universale non avesse una realtà sostanziale, affermano i realisti, le diverse "copie" di uno stesso modello (cioè soggetti diversi predicabili dello stesso concetto) non sarebbero comprensibili sotto le stesse idee. Non riuscirei ad accumunare oggetti quadrupedi abbaianti sotto lo stesso concetto di "cane", così come non potrei operare distinzioni tra tutto ciò che riconosco come "cane" da ciò che non lo è.

3. Realismo moderato

Il realismo moderato, professato da Boezio e sostenuto anche da Tommaso d'Aquino, è una soluzione di tipo aristotelico, in base alla quale gli universali esistono negli individui come forma intrinseca. Essi esistono, ma non come sono pensati, ossia come universali; sono incorporei, ma uniti alle cose corporee, sebbene siano concepiti separatamente dalle cose sensibili.

La teoria aristotelica di riferimento è quella del sinolo (o sostanza seconda) secondo la quale i modelli (o forme) degli enti che li rendono comprensibili alla ragione non sono separate dal contenuto (materia). L'atto di astrazione dell'intelletto è possibile quindi a partire dall'esperienza sensibile che coglie dell'oggetto solo la forma o idea.

4. Il concettualismo

Il nominalismo moderato, o concettualismo, afferma la non esistenza dell'universale nelle cose, ma solo nella mente. Secondo Abelardo, gli universali sono dei segni mentali, dei sermones (discorsi, parole), ossia delle parole con significato. L'universale è un nome che designa l'immagine confusa estratta dal pensiero da una pluralità di individui di natura simile. Gugliemo di Ockham arriva a identificare l'universale con il nostro stesso atto di intendere la realtà.

La teoria di riferimento può essere vista nella logica del concetto della scuola stoica.
L'universale è il lekton, ovvero l'immagine mentale dotata di una etichetta (il suono o la scrittura) e di un denotato (l'oggetto singolare di cui parla). 

Tra i maggiori esponenti del nominalismo moderato abbiamo Guglielmo d'Occam, che qui approfondiamo.
Occam nega la realtà degli universali affermando che reali sono solo gli individui. Uno dei compiti della filosofia è quello di eliminare dal pensiero tutti gli essere fittizi introdotti dalla mente e a cui è stata dato lo status di enti (tutto ciò in pratica che si trova tra noi e le cose: essenze, universali etc). Il metodo da lui usato si chiama Rasoio di Occam il quale dice che Entia sunt non moltiplicanda praeter necessitatem (non si devono moltiplicare gli enti senza necessità). Il rasoio elimina molti concetti tra cui quello di: 
  • sostanza: degli oggetti conosciamo solo le proprietà non come sono in se stessi
  • anima: la sostanza che sta alla base degli stati psichici
  • causa-effetto: la conoscenza è un rapporto tra individui e quindi nel dire che A è causa di B non c'è nessun nesso ontologico (questa eliminazione è il motivo per cui le dimostrazioni a posteriori di Tommaso sull'esistenza di Dio non sussistono)
Un segno è puramente linguistico o mentale e il concetto non è che un segno che svolge una funziona significante: il termine che sta al posto delle cose di cui è segno e in tal senso è predicabile di più individui. In questo senso il concetto è una intentio: non indica una realtà universale ma sta per tutte le cose concrete a cui il segno stesso fa riferimento. Questa relazione tra termine e cose si chiama suppositio (stare al posto di).

5. Il nominalismo

Il nominalismo estremo, solitamente attribuito a Roscellino di Compiègne (1050-1120), sostiene non solo che nessun universale può esistere nelle cose, ma anche che nessun universale esiste nella mente dell'uomo. L'universale si riduce così a flatus vocis, a una pura emissione di voce, senza alcun corrispettivo nella realtà (se non quello arbitrariamente dato dall'uomo a singoli oggetti).