Critica della Ragion Pura
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Libro: | Critica della Ragion Pura |
Stampato da: | Utente ospite |
Data: | venerdì, 4 aprile 2025, 00:51 |
1. Problema generale
Questa che è la prima delle tre critiche è una analisi critica dei fondamenti del sapere, in particolare circa le due attività conoscitive della scienza (matematica e fisica) e metafisica.
La scienza, grazie ai successi di Galilei e Newton, aveva intrapreso il cammino sicuro di una conoscenza solida, al contrario della metafisica che appariva sempre più un percorso fatto da macerie.
Hume, in particolare, aveva minato non solo i fondamenti ultimi della metafisica ma, anche, quelli della scienza e per questo si rende cenessario un riesame globale della struttura e della validità della conoscenza.
Da qui le domande fondamentali a cui la critica cercherò di dare una risposta:
- Come è possibile la matematica pura?
- Come è possibile la fisica pura?
- Come è possibile la metafisica come disposizione naturale?
- Come è possibile la metafisica come scienza?
Mentre nel caso di matematica e fisica si tratta di giustificare una situazione di fatto chiarendo le condizioni che le rendono possibile come scienze, nel caso della metafisica si tratta di stabilire "se" esistono queste condizioni.
2. I giudizi sintetici a priori
Kant parte dall'analisi di quelle discipline il cui carattere di scientificità è indubitabile. Una volta accertato questo carattere si tratterà di vedere se esso è attribuibile anche alla metafisica.
A Hume Kant riconosce di averlo risvegliato dal sonno dogmatico in cui era caduto mostrando lui come il principio di causalità non avesse nessuna base oggettiva essendo invece una "credenza" soggettiva generata dall'abitudine e da una sorta di "istinto" che porta l'uomo a orientarsi nella vita pratica.
Hume inoltre aveva distinto le proposizioni matematiche da quelle fisiche, affermando che le prime esprimono solo relazioni tra idee (giudizi analitici a priori) e per questo sono necessarie ma non accrescono la nostra conoscenza del mondo esterno; le seconde esprimono relazioni materiali di fatto e accrescono la conoscenza ma essendo a posteriori non sono necessarie (giudizi sintetici a posteriori).
La scienza, dunque, per poter essere fondata ha bisogno di un terzo tipo di giudizi: che siano sia fecondi (sintetici) sia necessario (a priori).
Scienza = esperienza + necessità (data dai giudizi sintetici a priori).
3. La "rivoluzione copernicana"
Donde provengono i giudizi sintetici a priori?
Kant elabora una nuova teoria della conoscenza intesa come sintesi di materia e forma, ossia di un elemento a posteriori e uno a priorio.
- Per materia della conoscenza si intende la molteplicità caotica e mutevole delle impressioni sensibili che provengono dall'esperienza (elemento empirico)
- Per forma si intende l'insieme delle modalità fisse attraverso cui la mente umana ordina tali impressioni.
La mente filtra attivamente i dati empirici attraverso forme che sono innate. Queste forme sono universali e quindi hanno validità necessaria.
Kant chiama questa sua impostazione una rivoluzione copernicana nel senso che ribalta i rapporti tra soggetto e oggetto affermando che non è la mente che si modella in modo passivo sulla realtà ma la realtà che si modella sulle forme attive, a priori, attraverso cui la percepiamo.
Questo ribaltamento comporta la nota distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno:
- fenomeno, la realtà quale ci appare tramite le forme a priori
- noumeno, o cosa in sé, la realtà considerata indipendentemente da noi
4. Struttura dell'opera
Kant distingue tre facoltà conoscitive principali:
- sensibilità la facoltà con cui gli oggetti ci sono dati attraverso le forme apriori di spazio e tempo
- intelletto, la facoltà che pensa i dati sensibili dell'esperienza attraverso i concetti puri o le categorie
- ragione, la facoltà attraverso cui, procedendo oltre l'esperienza, cerchiamo di spiegare globalmente la realtà mediante le idee di anima, mondo e Dio.
L'opera è composta da due parti principali:
- dottrina degli elementi, che si propone di scoprire gli elementi formali della conoscenza (le forme pure)
- dottrina del metodo, il metodo con cui usare queste forme
La prima parte, la più estesa, si ramifica a sua volta in due parti:
- estetica trascendentale, lo studio della sensibilità e delle sue forme a priori
- logica trascendentale, che a sia volta si ramifica in analitica trascendentale, che studia l'intelletto e le sue forme apriori, e dialettica trascendentale, che studia la ragione e le sue tre idee mostrando come su di esse si fondi la metafisica.
5. Estetica trascendentale
Kant riprende il termine di trascendentale (che nella scolastica medievale corrispondeva a "qualcosa comune a tutte le cose") e lo connette con quello di forma a priori.
Il trascendentale, quindi, non esprime una proprietà ontologica della realtà ma solo una sua condizione per comprenderla. Per usare le parole di Kant:
"Il trascendentale non significa qualcosa che oltrepassa l'esperienza ma è qualcosa che la precede ma non è determinata a nulla più che a render possibile la conoscenza nell'esperienza".
Quindi, in Kant risultano trascendentali anche le discipline che si occupano delle forme a propri. La prima di queste è l'estetica trascendentale, la sezione della critica che tratta la sensibilità e le sue forme a priori.
Kant considera la sensibilità ricettiva perché essa non genere contenuti ma li accoglie per intuizione della realtà esterna. Tuttavia la sensibilità non è solo passiva ma anche attiva poiché organizza il materiale delle sensazioni (le intuizioni empiriche) tramite lo spazio e il tempo (le intuizioni pure o forme a priori).
Lo spazio è la forma del senso esterno, il tempo è la forma del senso interno.
Poiché tutti i dati del senso arrivano anche al senso interno, il tempo risulta essere la forma della maniera universale in cui
6. Analitica trascendentale
Prima parte della Logica Trascendentale.
Intelletto: facoltà che pensa in modo attivo e spontaneo. Pensare significa mettere in relazione, collegare, quindi formulare giudizi.
Cosa collega? Le intuizioni date dalla sensibilità.
Come? Con i concetti puri o categorie, i modi attraverso i quali l'intelletto giudica.
Quante sono le categorie? Tanti quanti sono i tipi di giudizio. Le categorie sono le funzioni logiche del pensiero che ordinano le rappresentazioni sensibili (che di per sé sono prive di relazioni).
Le categorie sono 12 (dodici) e si dividono in quattro gruppi:
Della quantità:
- unità (giudizi universali)
- pluralità (g. particolari)
- totalità (g. singolari)
- realtà (g. affermativi)
- negazione (g. negativi)
- limitazione (g. infiniti)
della relazione:
- sostanza e accidente (categorici)
- della causalità (ipotetici)
- comunanza (disgiuntivi)
della modalità:
- possibilità (problematici)
- esistenza (assertori)
- necessità (apodittici)
Le categorie in Kant hanno un significato solo trascendentale e non logico-ontologico come in Aristotele.
Formulata la tavola delle categorie, Kant si trova di fronte il problema della giustificazione della loro validità e del loro uso. Problema che denomina deduzione trascendentale: individuare un elemento di congiunzione che unifichi sinteticamente tutte le nostre rappresentazioni.
L'unificazione del molteplice non deriva dalla molteplicità stessa ma da una attività sintetica che ha sede nell'intelletto. Questa sintesi deve essere operata da una suprema unità fondatrice della conoscenza che egli chiama Io Penso. Questo viene ad identificarsi con la coscienza e deve poter accompagnare tutte le mia rappresentazioni.
Sintesi:
- Poiché tutti pensieri presuppongono l'Io Penso
- e poiché L'io Penso pensa attraverso le categorie
- ne segue che tutti gli oggetti pensati presuppongono le categorie
La natura viene quindi ad essere quell'insieme di fenomeni sottoposto alle leggi universali dell'intelletto.
A questo punto Kant indaga il modo in cui le categorie si applicano ai fenomeni. Questa è la funzione della dottrina dello schematismo trascendentale.
Le categorie devono uniformarsi a come esse ricevono i dati, cioè alla forma interna del tempo. L'intelletto determina la forma del tempo e attraverso esso assegna le proprie regole a tutti gli oggetti dell'esperienza tramite la facoltà dell'immaginazione.
Tanti sono gli schemi quante sono le categorie, ma per quanto concerne le categorie di relazione:
- lo schema della categoria di sostanza è la permanenza nel tempo,
- la causalità è la successione nel tempo,
- la comunanza è la simultaneità
Con la teoria dello schematismo la deduzione trascendentale raggiunge il suo coronamento. Kant spiega perché gli oggetti, pur non essendo creati dal pensiero, si costituiscono già nell'esperienza, in sintonia con il nostro modo di pensarli. Ma il definitivo superamento dello scetticismo di Hume si trova nella sezione dedicata ai principi dell'intelletto puro ovvero alle regole di fondo tramite cui avviene l'applicazione delle categorie agli oggetti.
I principi dell'intelletto puro sono le enunciazioni generali che sulla base delle categorie possiamo enunciare a priori sulle cose andando a formare i principi generali della scienza:
- Assiomi dell'intuizione (categoria della quantità): tutti i fenomeni intuiti costituiscono delle quantità estensive
- Anticipazioni della percezione (cat. della qualità): ogni fenomeno ha una quantità intensiva (come la luce o il calore)
- Le analogie dell'esperienza (cat. di relazione): l'esperienza costituisce una trama necessaria di rapporti
- Postulati del pensiero empirico in generale (cat. di modalità).
Tutto questo coincide con la teoria dell'io legislatore della natura che si configura come la massima espressione della rivoluzione copernicana di Kant.
L'Io è sia il fondamento della natura che della scienza che la studia.
Conseguenze:
- Le categorie funzionano solo in rapporto al materiale che organizzano. Considerate di per sé sono "vuote". Il conoscere quindi non può andare oltre l'esperienza.
7. Dialettica trascendentale
Dall'analitica Kant risolve che l'uomo possiede, dunque, forme a priori, come condizioni dell'esperienza, senza la quale, dunque, sono vuote.
Ma nonostante questo limite dato dall'esperienza, lo "spirito" tende oltre. Il come lo spirito procede è oggetto della Dialettica, chiamata da Kant logica della scienza "illusoria", in quanto questi errori sono "necessari" e hanno una loro logica.
Oggetto della dialettica è la ragione, quella facoltà umana che unifica il molteplice dell'intelletto creando l'Idea come ricerca nell'incondizionato l'unità ultima dell'esperienza. La Ragione dunque è la facoltà di sillogizzare questi contenuti ideali.
I sillogismo sono di tre categorie:
- Categorico, che porta all'idea dell'anima (idea psicologica) come unità di tutti gli atti dell'intelletto
- Ipotetico, che porta all'idea di mondo (idea cosmologica) come unità di tutti i fenomeni
- Deduttivo, che porta all'idea di Dio (idea teologica) come unità di tutte le condizioni della possibilità di tutte le cose
La psicologia razionale si occupa della prima idea: Io penso come unità ontologica che nasce da un paralogismo:
- Tutto ciò che può essere pensato come soggetto è sostanza
- La res cogitans può essere pensato come soggetto
- La res cogitans è sostanza
L'errore sta nella confusione tra la diversità dei due termini medi: soggetto. Nella PM è il soggetto reale, nella pm è l'"io penso" come pura forma o soggetto trascendentale e non è quindi un oggetto.
La cosmologia razionale si occupa del mondo come totalità ontologica dei fenomeni ma come è facilmente comprensibile la totalità dell'esperienza non è una esperienza e quindi va al di là dei nostri limiti.
L'idea di mondo porta a ben quattro antinomie secondo i 4 gruppi delle categorie:
- Quantità finito/finito
- Qualità divisibile/indivisibile
- Relazione meccanico/libero
- Modalità finalistico/senza un fine
La teologia razionale si occupa di Dio che nasce dall'errore cartesiano di affermare l'esistenza ontologica dell'idea di perfezione.
- Prova ontologica: predicato logico è diverso dal reale. L'esistenza non è un predicato. L'esistenza non aggiunge né toglie nulla al contenuto di un concetto. La prova ontologica di Cartesio dimostra solo la possibilità logica di Dio.
- Prova cosmologica: tramite il rapporto di causa-effetto non si può risalire alla causa prima (Dio) in quanto al di fuori del mondo sensibile, quindi oltre i limiti.
Ma perché questi errori sono necessari? Perché sono regole della ragione per dare un ordine alla conoscenza, hanno cioè un uso regolativo.