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Marx

Sito: Meta-Apprendisti
Corso: Apprendisti Filosofi
Libro: Marx
Stampato da: Utente ospite
Data: venerdì, 4 aprile 2025, 00:57

1. Caratteri generali

Prima caratteristica: irriducibilità della dimensione filosofica a quella sociologica o economica. La visione di Marx è una visione globale della società e della storia.

Seconda peculiarità: legame tra teoria e prassi. Tradurre in atto l'incontro tra reale e razionale di Hegel per l'edificazione di una società nuova, come impegno di trasformazione rivoluzionaria.

Influenze:

  • filosofia classica tedesca (da Hegel a Feuerbach)
  • economia classica (Smith e Ricardo)
  • pensiero socialista (da Saint Simon a Owen)

\( \int_{a}^{b}{c} \)

 

2. Critica al misticismo logico

Marx si pone sicuramente in linea con il pensiero di Hegel (anche se da capire se in sintesi o in antitesi).

La critica maggiore di Marx a Hegel è quella di aver trasformato le realtà empiriche in manifestazioni necessarie dello Spirito (Critica alla filosofia del diritto di Hegel). Esempio: in un dato momento storico in uno Stato c'è una monarchia, Hegel traduce che uno Stato presuppone per forza una sovranità.

Questo procedimento viene chiamato da Marx misticismo logico perché invece di analizzare i dati per quello che sono, li nasconde dietro una realtà spirituale necessaria.

Sulla scia di Feuerbach accusa Hegel di aver capovolto soggetto con predicato, concreto e astratto e si pone come obiettivo il ricapovolgimento.

Oltre a essere fallace sul piano logico, il procedimento di Hegel ha il demerito di essere conservativo e a santificare la realtà esistente come l'unica razionale.

3. Il distacco da Feuerbach

Di Feuerbach apprezza il rovesciamento logico soggetto/predicato che implica la rivendicazione della naturalità e della concretezza degli individui umani viventi.

Ma Feuerbach, dell'uomo, ha perso la storicità: l'uomo, secondo Marx, più che natura è storia, in quanto l'individuo è l'insieme dei rapporti sociali.

Quindi Marx corregge Hegel con Feuerbach e Feuerbach con Hegel: contro l'uno difende la naturalità vivente dell'uomo e contro l'altro la sua storicità.

Altro punto che divide Marx da F. è la questione relativa alla religione. Il secondo ha scoperto il carattere alienante della religione ma non ne ha colto le cause reali e quindi non ne ha offerto validi mezzi per il suo superamento.

A produrre la religione non è un individuo astratto ma un individuo concreto, ovvero un "prodotto sociale" e la religione, oppio dei popoli, è il prodotto quindi di una umanità alienata e sofferente a causa delle ingiustizie sociali.

L'unico modo per eliminarla quindi sarà una trasformazione rivoluzionaria della società

4. Il lavoro nella società capitalistica

Per Feuerbach Dio è frutto dell'immaginazione umana. Ma perché succede questo? Stanno male nella società in cui vivono. Marx completa il ragionamento aggiungendo perché la società divisa in classi non permette di soddisfare a pieno i bisogni umani.

Alienazione: connessa alle condizioni economiche e sociali del lavoro e non solo della religione (teoria rovesciata di questo mondo)

La vera critica va rivolta contro chi roduce questo bisogno di consolazione che è la religione, ovvero l'economia politica.

Come Hegel, anche per Marx il lavoro ha grande importanza (rapporto uomo-natura) in quanto trasforma la natura in merce adatta alla sopravvivenza:

  • L'uomo modifica la Natura 
  • La Natura modifica l'uomo (estendendo il suo sapere) attraverso il fare che gli permette di conoscere il mondo (collaborazione mano-intelletto)

La natura si umanizza, l'uomo si naturalizza

Nell'economia capitalista l'uomo è una merce ed è estraniato dal prodotto del suo stesso lavoro, produce cioè beni che non gli appartegono (e che non si può permettere).

L'operaio è estraniato dalla sua stessa attività lavorativa e si sente uno strumento.

Sintetizzando l'alienazione avviene in 4 forme:

  • dal prodotto del lavoro (sottratto)
  • dalla propria attività (strumento a lui estraneo)
  • dalla propria essenza (lavoro libero)
  • dal prossimo (in concorrenza o conflitto)

Ma non solo l'operaio, ma tutto il complesso dei rapporti umani risultano ridotti a cosa: la società del profitto non si cura dell'uomo, ma solo degli interessi economici (anche il padrone, alla fine, è un alienato).

Quale la causa? Della proprietà privata. Unica soluzione è la sua aboliazione che porta al comunismo in cui l'uomo ritrova se stesso, senza classi e senza proprietà privata.

5. Il materialismo storico

Comprendere Marx significa partire dalla sua concezione materialistica della storia (Ideologia Tedesca, 1846 - Il Manifesto, 1848), comprensiva di alienazione e leggi del modo di produzione capitalistico.

1) Storia come processo materiale

Sono i rapporti materiali che dterminano pensiero e coscienza (e non il contrario)

L'ideologia tedesca ha visto la storia come un susseguirsi di idee e la filosofia è diventata quindi una mera giustificazione della realtà e una mistificazione della storia. La Storia non è un evento spirituale ma un processo materiale incentrato sul lavoro, ovvero sulla creazione dei mezzi per la sopravvivenza. Il lavoro è base della civiltà e del pensiero, fondamento della storia.

2) Struttura e sovrastruttura

  • Struttura: rapporti materiali, economici e sociali
  • Sovrastruttura: modo di pensare degli uomini (religione, cultura, politica, arte)

La struttura ha tre livelli:

  1. condizione della produzione e risorse (clima, vegetazione, materie prime)
  2. forze produttive (forza-lavoro, macchine, conoscenze tecniche)
  3. rapporti di produzione (organizzazione del lavoro)

E' la struttura che determina la cultura generale. Le idee politiche e religiose dipendono dal complesso dei rapporti produttivi che si stabiliscono in una determinata epoca.

6. Superamento dello Stato borghese

Marx opera una critica profonda allo Stato borghese (e quindi una critica all'idea stessa di modernità) e ai suoi principi di:

  • Libertà dell'individuo (liberalismo)
  • Rappresentanza parlamentare

L'alienazione è rottura dell'unità tra uomo pubblico e uomo privato la cui contrapposizione porta allo Stato come espressione dei privilegi delle classi più forti.

Forte critica alla libertà: illusoria se non accompagnata da giustizia sociale: Quale libertà per un operaio salariato?

Critica alla rappresentanza parlamentare: democrazia formale in cui le leggi emanate sono sempre funzionali alla classe dominante.

Per Marx è necessaria una democrazia diretta: nelle fabbriche e nelle amministrazioni.

Anche lo Stato è una sovrastruttura (Critica dell'economia politica, 1859): si comprende solo se ridotto alle sue radici economiche. Lo Stato nasce come rovesciamento dei rapporti società civile/Stato e Stato/sovrano. Lo Stato è una mera sovrastruttura della società civile, per lo Stato borghese espressione dei suoi interessi (come il monopolio della violenza organizzata) e qualcosa da eliminare in una società senza classi.

La Rivoluzione non è conquista dello Stato ma sua distruzione.

Marx prende esempio dalla Comune di Parigi dove non vi è distinzione di poteri e le elezioni sono revocabili come un esempio di dittatura del proletariato, necessaria fase di transizione verso il Comunismo.

7. Il Manifesto del partito comunista

Opera del 1848 che si propone di esporre al mondo gli scopi e i metodi dell'azione rivoluzionaria e che rappresenta una efficace sintesi della concezione materialistica del mondo. Punti salienti:

  1. Analisi della funzione della borghesia
  2. storia come lotta di classe
  3. critica dei socialismi non scientifici

Nell'analisi della borghesia Marx ne rileva i caratteri rivoluzionari. A differenza delle classi del passato la borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione e l'insieme dei rapporti sociali. Ma la borghesia assomiglia anche allo stregone che, risvegliate forze enormi, non riesce più a controllarle e che metteranno in crisi l'esistenza stessa del capitalismo.

Per quanto riguarda la critica ai socialismo Marx delinea tre tendenze di fondo:

  1. Socialismo reazionario
  2. Conservatore o borghese
  3. Critico-utopistico

Il primo attacca il capitalismo secondo parametri del passato, non del futuro, vagheggiando ritorno a società pre-capitalistiche (come se in queste non vi fosse lotta di classe)

Il secondo è vagheggiato da socialisti che credono di poter rimediare gli inconvenienti sociali del capitalismo senza distruggere il capitalismo stesso.

Tra gli utopisti Saint Simone, Fourier e Owen che riconoscono l'antagonismo tra le classi ma non riconoscono al proletariato la sua funzione rivoluzionaria.


8. Il Capitale

\( \exists \)

Critica ai meccanismi del modo di produzione capitalistico la cui caratteristica di fondo è la storicità (contro Smith e Ricardo che lo considerano eterno e l'unico possibile) e quindi destinato a essere superato.

Si parte con una analisi della merce il cui valore può essere d'uso e di scambio. Il valore di scambio è la quantità di lavoro socialmente necessario. Il valore non corrisponde al prezzo perché a questo concorrono anche condizioni diverse.

Tra le merci ce n'è una particolare: l'operaio, merce che viene acquistata dal capitalista (quanto costa? La sua sopravvivenza) e che produce altre merci. Le merci da lui prodotte non sono di sua proprietà ma del capitalista:

- superato in ore di lavoro il suo costo, salario, il resto è plus-valore, lavoro non pagato.

Nel capitalismo la produzione non è solo finalizzata al consumo ma anche alla accumulazione del denaro. La formula tipica del processo capitalistico è D – M – D¹ (denaro – merce – denaro uno, ovvero più denaro) perché il denaro acquisito alla conclusione del ciclo è aumentato rispetto al denaro impiegato inizialmente per comprare la merce.

Ora, il capitalista compra la forza-lavoro dell’operaio dandogli un salario. Se infatti il capitalista desse al salariato l’intero prodotto del suo lavoro, non ne avrebbe per sé alcun profitto. Egli invece paga solo in base a quanto occorre per il sostentamento dell’operaio. Da ciò si origina il plusvalore, che è quella parte del valore prodotto dal lavoro salariato (pluslavoro) di cui il capitalista si appropria. Ed è proprio il plusvalore che rende possibile l’accumulazione capitalistica, cioè la produzione del denaro col denaro.

Marx distingue poi tra:

  • Capitale variabile: il capitale investito nei salari
  • Capitale costante: quello investito nei macchinari e in tutto ciò che serve per far funzionare la fabbrica

Poiché il plusvalore nasce solo in relazione ai salari, ossia al capitale variabile, il saggio del plusvalore, ossia quant’è la percentuale del plusvalore, è dato dal rapporto tra il plusvalore e il capitale variabile.

Saggio plusvalore = plusvalore
                                ---------------
                                capitale variabile

Ma il capitalista investe non solo in salari ma anche in impianti (il capitale costante), per cui il saggio del profitto, cioè quanto intasca il capitalista, deriva dal rapporto tra il plusvalore e il capitale variabile più quello costante.

Di conseguenza il saggio di profitto sarà sempre minore rispetto al saggio del plusvalore.

Saggio del profitto = plusvalore
                                 ----------------
                                 Cc + Cv

Il profitto è sempre minore del saggio del plusvalore.

Per ottenere una sempre maggiore produttività nel lavoro, vi è la necessità nell’economia capitalistica di introdurre nuovi e più efficienti metodi e strumenti di lavoro. Proprio l’aumento di produttività genera il fenomeno delle crisi cicliche di sovrapproduzione.

Essa porta anche alla distruzione dei beni e alla disoccupazione. Genera altresì la caduta tendenziale del saggio di profitto. Con tale termine Marx intende quella legge per cui aumentando smisuratamente il capitale costante (macchine e materie prime) diminuisce il saggio di profitto cioè il guadagno del capitalista.

La legge equivale ad un andamento decrescente ed essa è il "tallone d’Achille" del sistema capitalistico.
Infatti essa, mettendo in difficoltà la borghesia, finisce per produrre la scissione della società in sole due classi antagonistiche: un giorno vi saranno solo più pochi capitalisti da una parte e molti salariati sfruttati dall’altra. Ma ciò porterà, come accennato più sopra, all’inevitabile rovesciamento del capitalismo e alla rivoluzione proletaria con la vittoria finale del comunismo.