Crollo della borsa di Wall Strett e New Deal
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Libro: | Crollo della borsa di Wall Strett e New Deal |
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Data: | venerdì, 4 aprile 2025, 14:00 |
1. Il crollo
Introduzione alla crisi del 1929
Alla fine degli anni Venti il mondo sembrava avviato a superare i traumi della Grande Guerra, anche perché i rapporti fra le potenze mondiali attraversavano una fase di distensione e anche “il problema tedesco” sembrava avviato a una soluzione equilibrata soprattutto in seguito al Patto di Locarnodel 1925.
Ma in questo quadro di apparente stabilità politica e sociale, nel 1929 si abbatté, prima negli Stati Uniti e poi nel mondo intero, una crisi economica tanto imprevista quanto catastrofica destinata a cambiare le sorti del Novecento.
Come ha scritto lo storico Eric Hobsbawm ne Il secolo breve, la storia dell’economia mondiale a partire dalla Rivoluzione industriale era stata una storia di progresso storico accelerato, di continua crescita economica e, sebbene nel corso degli anni si fossero presentate delle curve cicliche e fisiologiche, nel 1929 per la prima volta nella storia del capitalismo questa fluttuazione negativa mise in ginocchio l’intero sistema economico mondiale.
Per avere una stima reale delle sue conseguenze, basti pensare che senza il crollo dell’economia del 1929 non ci sarebbe sicuramente stato nessun Hitler e quasi certamente non ci sarebbe stato nessun Roosevelt.
È altresì molto improbabile che il sistema sovietico sarebbe stato considerato come una seria alternativa economica al capitalismo mondiale. La storia dell’intero pianeta risulta dunque incomprensibile se non si comprende a pieno l’enorme impatto che la crisi economica ha avuto da lì in poi.
La crisi del 1929 nell’Età del Jazz e la società dei consumi
A metà degli anni Venti, infatti, tra le strade di New York e Chicago circolavano numerose automobili della Ford, una ogni cinque abitanti (in Europa, invece, solo una su ottantatré) e l’uso degli elettrodomestici come radio, frigoriferi e aspirapolveri si era largamente diffuso nelle famiglie grazie anche alla facilitazione finanziaria della rateizzazione. Nasceva la società dei consumi.
Crisi del ’29: prima la crisi dei valori, poi quella economica
Dal punto di vista politico c’era l’egemonia del Partito Repubblicano, che vedeva nei due presidenti che si succedettero in quegli anni (Warren G. Harding, 1921-1923, e Calvin Coolidge, 1923-1929) i massimi esponenti di una politica economica che promuoveva l’accumulo della ricchezza privata a scapito di opere in favore delle classi più povere.
Così, mentre gli operai di alcune industrie erano favoriti sul piano retributivo e assistenziale, assai misere restavano le condizioni di vita e di lavoro degli operai comuni, afroamericani e immigrati.
Il punto limite di questa reazione fu il caso del processo ai due anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, accusati di omicidio con una montatura giudiziaria e condannati a morte nel 1927 nonostante le numerose prove della loro innocenza.
La crisi del 1929: storia e caratteristiche
La grande domanda di beni di consumo aveva fatto sì che l’industria producesse quantità sproporzionate alla possibilità di assorbimento del mercato interno. Si registrò così, in maniera costante dal 1920 in poi, un graduale crollo dei prezzi e successivamente anche della produzione industriale. Inoltre, la più grande economia mondiale, quella statunitense, forniva al resto del mondo molti prodotti e poche materie prime.
Di conseguenza, già nelle prime settimane di settembre del 1929 i titoli di Wall Street raggiunsero i livelli più elevati. Nonostante il diffuso clima di allerta, a cui seguirono alcune settimane di profonda incertezza economica, il 22 ottobre, il presidente della National City Bank dichiarò: "Non mi risulta ci sia nulla di fondamentalmente negativo nel mercato azionario, nelle imprese e nella struttura creditizia ad esso relativa".
Seguirono drammatici suicidi di speculatori e agenti di borsa. Il crollo del mercato, oltre a colpire dapprincipio i ceti ricchi, ebbe conseguenze disastrose soprattutto per i ceti meno abbienti e poi si diffuse in tutto il paese e su tutto il sistema economico mondiale, che ormai dipendeva da quello statunitense. La disoccupazione di massa ebbe un impatto enorme e traumatico sulla politica dei paesi industrializzati.
La disoccupazione crebbe vistosamente e toccò cifre drammaticamente alte: gli Stati Uniti le persone senza lavoro erano 14 milioni, in Europa 15 milioni, causati anche dalla crisi del sistema bancario inglese, austriaco e tedesco. Emerse in tal senso una sostanziale impreparazione politica ad un cataclisma di quella portata. L’assenza di ogni soluzione a questo radicale tracollo mise in drammatico imbarazzo i responsabili della politica economica liberale.
2. New Deal
LA CRISI DEL 1929 E IL NEW DEAL
I nodi dell'economia e della finanza si intrecciarono nella grande crisi scoppiata nell'ottobre del 1929, con il crollo della Borsa di New York, a cui né i mezzi della finanza né quelli dello Stato poterono porre rimedio, così che migliaia di aziende fallirono e la disoccupazione salì fino al punto di interessare nel 1934 il 25% della popolazione attiva (circa 13 milioni di americani).
Nelle elezioni del 1932 fu eletto presidente il candidato del partito democratico, Franklin Delano Roosevelt, a cui andarono i voti dei ceti medi, dei contadini, degli operai, dei disoccupati, ossia di quei settori maggiormente esposti alla crisi. Roosevelt, uomo di grande prestigio personale, incarnò le speranze di rinascita dell'economia americanae di sviluppo della società. La piattaforma elettorale fu all'insegna della parola d'ordine del New Deal ("nuovo corso").
NEW DEAL PUNTI FONDAMENTALI
Nella prima fase del New Deal fu posto l'obiettivo di ripristinare il credito, di rilanciare la produzione industriale e agricola, di aggredire la disoccupazione, e tutto questo con una terapia d'urto (i "Cento giorni") rapida e a tutto campo. Nel settore finanziario Roosevelt, appena eletto, mise controlli sulle banche e sul mercato azionario, punto di partenza della crisi; si indirizzò verso la svalutazione del dollaro, abbandonando la parità con le monete europee.
Nella seconda fase, avviata nel 1935, prima che le elezioni riconfermassero Roosevelt alla presidenza con una maggioranza schiacciante, l'attività di riforma assunse come impegno la sicurezza sociale e la qualità della vita (agenzia contro la disoccupazione, assicurazioni contro la disoccupazione e la vecchiaia, riconoscimento dei diritti sindacali, risanamento delle abitazioni e delle città). Uno degli interventi più estesi del potere pubblico in campo economico si realizzò con l'istituzione della Tennessee Valley Authority, un'agenzia federale per lo sfruttamento idroelettrico di quell'area.
Il New Deal attuò una politica di deficit di bilancio e di incremento della spesa pubblica come leva per orientare lo sviluppo e ridurre i dislivelli di reddito tra i ceti sociali, che fu considerata da alcuni la pratica applicazione delle teorie dell'economista John Maynard Keynes. In termini economici il New Deal si risolse in un parziale successo (ad esempio, il reddito pro capite nel 1940 fu inferiore, ma di poco, a quello del 1929); in termini politici riuscì a conciliare risanamento economico e ampliamento della democrazia.
3. Effetti nel mondo
La grande crisi si propagò rapidamente fuori dagli USA inizialmente verso tutti quei paesi che avevano stretti rapporti finanziari con gli Stati Uniti, a partire da quelli europei che si erano affidati all'aiuto economico degli americani dopo la Prima guerra mondiale, ovvero Regno Unito, Austria e Germania, dove il ritiro dei prestiti americani fece saltare il complesso e delicato sistema delle riparazioni di guerra, trascinando nella crisi anche Francia e Italia.
In tutti questi paesi si assistette a un drastico calo della produzione seguito da diminuzione dei prezzi, crolli in borsa, fallimenti e chiusura di industrie e banche, aumento di disoccupati (12 milioni negli USA, 6 in Germania, 3 in Gran Bretagna), il tutto aggravato anche dall'introduzione di misure protezionistiche come freno al libero scambio nel sistema economico globale. Va notato che la crisi non colpì l'economia dell'URSS, la quale in quegli anni aveva inaugurato il suo primo piano quinquennale con l'obiettivo di creare una base industriale moderna. Restarono inoltre immuni dalla crisi anche il Giappone - che affrontò la crisi (inclusa la guerra) con misure inflazionistiche - e i Paesi scandinavi che, in quanto esportatori di particolari materie prime, non risentirono della riduzione della domanda dei loro prodotti.
Nel 1931 la Gran Bretagna abbandonò il gold standard, imitata subito dai paesi scandinavi.[1] Nel 1934 sterlina e dollaro vennero fortemente svalutati.