Signorie e principati in Italia
Sito: | Meta-Apprendisti |
Corso: | Apprendisti Storici |
Libro: | Signorie e principati in Italia |
Stampato da: | Utente ospite |
Data: | venerdì, 4 aprile 2025, 13:56 |
1. Gli Stati regionali
Analogamente che nel resto d'Europa, anche in Italia si assiste a una concentrazione di potere nelle mani di poche autorità ma a differenza che in Francia, Inghilterra o Spagna che acquisiscono la formazione di Stati nazionali, in Italia gli Stati assumono carattere regionale e sono sostanzialmente cinque:
- Ducato di Milano
- Repubblica di Venezia
- Repubblica di Firenze
- Stato della Chiesa
- Regno di Napoli
più altre formazioni minori.
Difficile dire il perché in Italia non si realizzò uno Stato nazionale ma gli storici si dividono su due interpretazioni possibili:
- Da una parte una classe borghese poco interessata
- La presenza dello Stato della Chiesa
- La mancanza della figura di un re
Protagoniste di questa trasformazione furono le città dove si assiste al passaggio, dalla figura del podestà a quella del signore.
La formazione delle signorie escluse il "popolo" dalla partecipazione della vita pubblica con l'affermarsi di un patriziato urbano formato da notabili borghesi e cavallereschi.
Con la stabilizzazione del potere le signorie poterono estendere il dominio cittadino sui territori circostanti, sulle città minori, sul contado, assumendo le dimensioni di uno Stato regionale.
Gli Stati regionali, seppure in piccolo, non sono comunque molto diversi dagli Stati nazionali: dotati di una struttura amministrativa e diplomatica.
I signori potevano avere le estrazioni più diverse (a volte ex podestà, a volte mercenari) ma una volta divenuti signori ricevevano dagli organismi del comune (investitura dal basso) una delega e per questo non sostituivano i precedenti organismi cittadini ma solo si affiancavano (modificandoli).
Una volta divenuti signori a essi mancava solo l'investitura dall'alto, ovvero dal papa o dall'imperatore in modo da governare legittimamente e di poter trasferire i suoi poteri agli eredi. Quando questo avveniva la signoria diventata principato.
Nell'Italia del Quattrocento si possono comunque distinguere "due italie":
quella del nord, caratterizzata da Stati regionali dediti alle attività commerciali;
quella del sud, dei baroni, che dai normanni agli angioni/aragonesi non riesce ad andare oltre al latifondo.
2. Il Ducato di Milano
La storia di Milano si identifica con la dinastia dei Visconti, potente famiglia ghibellina che dal 1311 aveva ottenuto dall'imperatore il titolo di "vicario" che ne legittima il potere.
Il massimo sviluppo territoriale fu raggiunto da Giangaleazzo, signore dal 1378 al 1402 (quasi tutto il nord Italia) e che nel 1395 ottenne dall'Imperatore Venceslao il titolo di Duca.
Alla morte di Giangaleazzo (duca fu il figlio GiovannnI)i confini tornarono a identificarsi con la Lombardia. L'altro figlio, Filippo Maria, tentò un rilancio del ducato ma i suoi sforzi furono bloccati dalle ostilità delle signorie confinanti, soprattutto Firenze e Venezia (sconfitto a Maclodio nel 1426).
Alla sua morte, privo di eredi, viene proclamata, dal patriziato locale, la repubblica ambrosiana (1447-1450).
La repubblica su subito oggetto di conflitto della vicina Venezia e per difendersi si affidò al condottiere Francesco Sforza che, avendo sposato l'unica figlia di Filippo Maria, Bianca Maria, chiese e ottenne il titolo di Duca (1450), riconosciuto però formalmente solo nel 1454 con la Pace di Lodi.
3. La Repubblica di Firenze
I tumulti cittadini come quello dei Ciompi (1378) portò il governo della città in mano a poche famiglie mercantili e bancarie come quelle degli Albizzi, Strozzi, Tornabuoni instaurando di fatto una oligarchia.
Tra il 1385 e il 1421 Firenze estese i suoi confini su molte città della Toscana (Pisa, Arezzo, Volterra, Pistoia).
Fieri avversari delle famiglie oligarchiche furono i Medici che, grazie all'appoggio del popolo minuto, instaurarono una signoria (nascosta) della città.
Capostipite della dinastia fu Cosimo de Medici che fu eletto gonfaloniere della città, la massima carica della repubblica e promosse nelle cariche più importanti della città i suoi fedeli.
Alla morte di Cosimo il potere passò prima al figlio Piero (1464-69) e poi al nipote Lorenzo detto il Magnifico che, governando dapprima con il fratello Giuliano, divenne eccezionale uomo di Stato dedito alla diplomazia come alle arti.
Nel 1478 le grandi casate fiorentini, con la famiglia dei Pazzi e il sostegno di Papa Sisto IV e il sovrano di Napoli Ferrante d'Aragona, ordinarono una congiura volta all'uccisione dei due fratelli. Giovanni fu ucciso, Lorenzo, sopravvissuto, levò il popolo in tumulto e consolidò il suo potere fino alla morte (1494).
Nota: Sisto IV chiese senza ottenerlo un prestito ai Medici; Ferrante fu raggiunto da Lorenzo.
4. La Repubblica di Venezia
Diversamente da Milano e Firenze, Venezia rimase una repubblica, anche se oligarchica, e potè paragonarsi per dimensione e stabilità a uno Stato nazionale europeo.
Dal 1297 è una oligarchia e solo poche famiglie patrizie potevano accedere al Gran Consiglio, presieduto dal Doge.
Venezia, per tutto il Trecento fu in conflitto con Genova (arrivando quasi a essere cancellata da quest'ultima con la Battaglia di Chioggia del 1381) ma dal Quattrocento inizio una politica di espansione territoriale che la portò a diventare il più grande e solido degli Stati regionali italiani, lasciando alle città conquistate ampia autonomia.
5. Genova, Savoia e Stato della Chiesa
Dopo la guerra di Chioggia, Genova si avviò alla decadenza politica. Troppe erano le divisioni all'interno della città tra famiglie guelfe e ghibelline. Di tali disordini approfittarono i Visconti, gli Sforza e poi dal 1499 anche i Francesi che la annettettero alla Francia. A questa decadenza politica non seguì anche quella economica. Genova, anche grazie a istituti come il Banco di San Giorrgio (1408) continuò a fare grandi affari grazie all'attività frenetica di banchieri, armatori e mercanti al servizio anche di potenze monarchiche europee (soprattutto la Spagna).
La signoria dei Savoia inizia con Amedeo V (fine Duecento) ma entra nella storia d'Italia solo a inizio Quattrocento quando con AMedeo VIII conquista buona parte del Piemonte tra cui Torino. Nel 1416 ottiene dall'imperatore Sigismondo il titolo di Duca.
Dopo lo Scisma d'occidente il Papa di Roma assomiglia sempre più a un re che a un potere universale.
6. L'Italia meridionale
Con la pace di Caltabellotta il Regno di Napoli fu affidati agli angioini e che in particolare con Roberto D'Angiò diventò un centro culturale di prim'ordine.
Alla morte di Roberto però, anche a causa della potenza dei baroni nelle campagne e alla mancanza di un ceto borghese, l'economia abbandona i commerci e si dedica al latifondo.
Alla morte di Pietro III d'Aragona il regno di Sicilia NON torna agli angioni (come fu stabilito) ma resta di dominio aragonese fino al 1442 quando Alfonso V d'Aragona conquistò anche Napoli riunificando i due regni sotto un'unica corona.
7. Le guerre italiane
Nel 400 tutti gli Stati regionali erano in guerra tra loro e principalmente per due motivi:
- espansione di Milano ai danni del Veneto e di Firenze
- la contesa tra francesi e spagnoli nel meridione
La contesa tra Milano e Venezia si ha quando gli interessi veneziani si rivolgono nell'entroterra, negli stessi anni in cui Filippo Maria Visconti attenta i domini veneti. A Venezia si allea Firenze e sconfiggono Milano a Maclodio (1427).
Dopo questa battaglia è Venezia che minaccia gli equilibri e Firenze si allea ai milanesi.
Nel 1435 Filippo Maria appoggia gli aragonesi (Alfonso V, che otterrà nel 1442) nel loro tentativo di unificazione di Napoli e Sicilia. A fianco degli angioini si schierano Firenze, Genova e Venezia, timorose di una egemonia viscontea a Nord e aragonese a Sud.
La lotta si riaccese nel 1450 per la lotta di successione al titolo di Duca che si era autoproclamato Francesco Sforza.
Nel 1453, con la caduta di Costantinopoli, i principati italiani vengono invitati a una maggiore collaborazione.
Nel 1454 viene siglata la pace di Lodi con la nascita della Lega Italica.