La scoperta del Nuovo Mondo e gli Imperi Coloniali
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Libro: | La scoperta del Nuovo Mondo e gli Imperi Coloniali |
Stampato da: | Utente ospite |
Data: | venerdì, 4 aprile 2025, 14:05 |
1. Le scoperte geografiche
Le ragioni delle scoperte geografiche si accavallano tra Quattrocento e Cinquecento sono diverse anche se tutte ruotano, più o meno, intorno a quelle economiche:
possiamo parlare di ragioni culturali in quanto, in pieno Rinascimento, la rinnovata fiducia nell'uomo e nelle sue capacità critiche lo fecere ripensare ai limiti del globo sul quale si trova in senso matematico e non soltanto religioso. Tra i cartografi più conosciuti Toscanelli che, riprendendo dal modello tolemaico la sfericità della terra, indicò la via più breve per giungere in Oriente passando da Occidente.
tra le ragioni economiche il bisogno di giungere in Oriente bypassando l'intermediazione araba. Dalle Indie le spezie sono ritenute ingrediente fondamentali per la cucina e la medicina e non se ne poteva fare a meno. INoltre si cercano Oro e Schiavi.
Proprio alla ricerca di questi ultimi, ad inaugurare queste esplorazioni furono i portoghesi che, con il sostegno del re Enrico detto il Navigatore, si rese protagonista di una serie di conquiste lungo le coste occidentali dell'Africa: Ceuta, Madera, Isole Azzorre, quindi si spinsero più a sud del Marocco (estremo meridione oltre il quale nessuno si era mai spinto), quindi esplorano Senegal, Gambia, Guinea fino ad arrivare, nel 1487 a Capo di Buona Speranza con il navigatore Diaz.
A una esplorazione portoghese sotto Giovanni II, nel 1483, partecipò anche Cristoforo Colombo il quale, lettore di Toscanelli, propone al re portoghese di giungere in Oriente passando da Occidente invece che circumnavigando l'Africa. Giovanni rifiuta l'impresa anche perché nel 1487 giunge la notizia che Diaz è arrivato alla punta estrema meridionale dell'Africa. Negli anni successivi Vasco Da Gama (spagnolo ma al servizio dei portoghesi) doppio il Capo e arrivò in India fino al porto di Calicut.
Colombo si rivolge alla corona spagnola. La Spagna aveva da poco visto l'unificazione dei regni di Aragona e Castiglia grazie al matrimonio tra Ferdinando e Isabella (1469) ma si trova ancora in guerra con il Regno musulmano di Granada, terminata nel 1492. Isabella è interessata al progetto ma teme la reazione dell'inquisizione e sottopone la proposta di Colombo al suo giudizio. Nel 1492, finita la guerra, si può apparecchiare il viaggio. Molti misteri ancora nascondono le reali ragioni di questa impresa ma non discostandosi troppo dalla tradizione possiamo dire:
- La necessità di convertire nuove popolazioni
- raggiungere le Indie in modo più veloce ed efficiente dei portoghesi
Per il primo motivo l'impresa fu sponsorizzata anche da alte sfere ecclesiastiche. Per il secondo motivo fu finanziata da molte banche italiane, genovesi e fiorentine.
Il 17 Aprile 1492 fu siglato l'accordo Convenzione di Santa Fè con il quale Colombo viene nominato governatore di tutte le terre eventualmente scoperte.
Il 3 ottobre tre navi partono da Palos e dopo due mesi di navigazione (molto di più del previsto) arrivano nelle Bahamas, ribattezzate da Colombo San Salvador. Colombo crede di essere in Cipango (Giappone). Al suo ritorno fu accolto da grandi onore anche grazie alle ricchezze che portò. Non bastarono tre viaggi per fargli capire di trovarsi in una nuova terra. Alla morte di Isabella le ostitlità verso i suoi viaggi crebbero a tal punto che morì in povertà dimenticato da tutti.
La verità sulle scoperte di Colombo si fece strada negli anni successivi con i viaggi di Amerigo Vespucci in onore del quale uno cartografo tedesco propose, come nome del nuovo continente, America.Questa notizia spinse anche le altre monarchie europee, come Francia e Inghilterra, a finanziare i loro viaggi.
Nel 1497 i veneziani Giovanni e Sebastiano Caboto al servizio della corona inglese (Enrico VII) esplorano le coste del nord america nella baia di Hudson.
Nel 1500, fortunatamente, il portoghese Cabral, scopre il Brasile.
Nel 1519 partì la spedizione spagnola del portoghese Magellano tentò la prima circumnavigazione del globo. Lui non vi riuscì perché cadde ucciso nelle Filippine ma il suo equipaggio sì, tornando il Spagna tre anni dopo, nel 1522.
2. Gli imperi coloniali
Come già stabilito dalla Convenzione di Santa Fè con Colombo ogni scoperta era una conquista e quindi un possesso della Spagna.
Da una parte si deve rientrare degli investimenti fatti e quindi, dall'altra, chi si recava al di là dell'oceano lo faceva con intenzioni chiare di arricchirsi e di crearsi una "posizione" (ricordiamoci tra l'altro che la Spagna era un paese dove sopravvive ancora l'economia curtense e la rigida separazione tra ordini di stampo medievale, e quindi farsi una posizione significa appropriarsi di un "feudo").
Spagna e Portogallo però si trovano di fronte al problema di dover limitare le proprie "zone di influenza". Il primo documento ufficiale che il compito di delimitare queste zone è una bolla papale, dato che ufficialmente la missione di questi paesi era quello di evangelizzare le nuove terre e popolazioni. La bolla è la Inter Caetera (1493) e il papa è lo spagnolo Alessandro VI (Rodrigo Borgia): la bolla fissava a 100 leghe a ovest delle Azzorre una linea (detta Raya) di demarcazione tra i domini spagnoli (a ovest) e quelli portoghesi (a est)
L'anno successivo, con il trattato di Tordesillas, le due corone spostarono la raya circa 2000 kilometri più a ovest.
Il trattato riguardava solo Spagna e Portogallo, ma anche Francia e Inghilterra (e e successivamente Paesi Bassi) si affacciarono nella competizione internazionale, concentrandosi nelle regioni settentrionali delle Americhe.
Nel 1524 il toscano Giovanni Da Verrazzano e nel 1535 Cartier, entrambi per conto del re di Francia Francesco I, raggiunsero il Canada.
Per conto dell'Inghilterra, Raleigh nel 1585, sbarcò con i suoi coloni in una terra che chiamò Virginia in onore di Elisabetta I.
Nel continente americano l'unica colonia Portoghese fu il Brasile (grazie alla scoperta accidentale di Cabral e allo spostamento della Raya nel 1494). In generale il Portogallo prediligeva porti lungo le coste e il suo impero è più un impero commerciale (cioè composto da rotte commerciali) più che coloniale.
L'impero coloniale spagnolo
Dopo la morte di Colombo, con la scoperta che si tratta di un nuovo continenti, le spedizioni spagnole assumono carattere di una vera e propria conquista i cui protagonisti, i conquistadores, partivano alla ricerca di oro, schiavi e terre. Tra questi nobili che non avevano diritto di successione, criminali e mercenari. Tra i più noti dei conquistadores dobbiamo ricordare Cortès e Pizarro.
Alla testa di circa 300 soldati forniti di cavalli e armi da fuoco, Cortèes conquista in soli 3 anni (1519-21) l'impero degli Aztechi, nel Messico centrale.
Su come un "esercito" di 300 uomini abbia potuto sottomettere un intero impero di circa 25 milioni di persone abbisogna di un po' di riflessioni. Da quel che sappiamo Cortès fu accolto pacificamente nella capitale (Tenochtitlan), tra l'altro costruita in mezzo a un lago e quindi impossibile entrarvi se non con il permesso degli abitanti. Cortès e i suoi sono cavallo, animali mai visti prima, e sembrano come dei o demoni metà uomini e metà cavallo. Una volta dentro Cortès fece rapire l'imperatore Montezuma chiedendo un enorme riscatto. Alla reazione degli indigeni gli spagnoli fuggono ma riescono ad allearsi con numerose popolazioni sottomesse dagli Aztechi, tra cui i Toltechi, e rasero al suolo la capitale.
Stesso procedimento su usato da Pizarro nei confronti degli Incas.
3. Le civiltà precolombiane
All'arrivo di Colombo si stima che il continente americano contasse 40/60 milioni di abitanti, divisi in grandi civiltà e piccole tribù.
Le grandi civiltà, in America centrale e sulle Ande, erano tutt'altro che primitive. Anche se avevano una scarsa conoscenza tecnologica (non conoscevano la ruota e praticavano una agricoltura primitiva), la loro organizzazione sociale era assai moderna e considerevoli conoscenza scientifiche astronomiche possedevano. La capitale degli Aztechi, Tenochtitlan, aveva 300.000 abitanti ed era una delle città più grandi del mondo.
La civiltà azteca
Quella degli aztechi era una popolazione nomade arrivata dal nord e che ha sottomesso sia i Maya che i Toltechi, occupando buona parte dell'attuale Messico. Tutto il potere politico era nelle mani dell'imperatore, aiutato da un ceto nobiliare, l'unico che può possedere la terra. Vi era un ceto intermedio composto da mercanti e artigiani (mestiere passato di padre in figlio). Ai contadini era concesso solo l'usufrutto delle terre coltivate. Al di sotto di tutti gli schiavi, detenuti o prigionieri di guerra.
Il dominio degli aztechi sulle città Stato conquistate avveniva tramite pagamento di tributi. Quello azteca viene quindi a configurarsi come una sorta di impero federato.
La civiltà maya
Questa civiltà, all'arrivo degli spagnoli, di fatto si è già "estinta" confluendo nella società dei toltechi. I primi insediamenti Maya risultano gi del II millennio a.C.
La civiltà consta di circa 300 città Stato completamente autonome e in queste città vivono solo i sacerdoti. La popolazione vive di agricoltura nelle campagne.
Possedevano una conoscenza astronomica avanzatissima e il loro calendario era assai più preciso di quello europeo. In matematica hanno il concetto di zero (in Europa arrivato solo nel 1200 introdotto dagli arabi), una scrittura di tipo ideografico e capaci di complessi calcoli matematici che li porta a costruire delle piramidi simili alle ziggurat mesopotamiche.
La civiltà inca
Impero fortemente gerarchizzato che si trovava sulle Ande dell'America meridionale. Tutto era nelle mani del dio-imperatore Inca che era unico proprietario della terra e che esercitava il suo potere attraverso una efficiente amministrazione e un fedele esercito.
Possedevano una imponente rete stradale e una avanzata metallurgia. Rispetto alle altre popolazioni hanno una agricoltura relativamente avanzata e possiedono un alimento particolare come la patata che rivoluzionerà l'alimentazione europea.
Non conoscevano la scrittura ma erano abilissimi ingegneri.
4. La scoperta dell'Altro
Come è stato possibile che poche migliaia di conquistadores abbiamo potuto radere letteralmente al suolo grandissimi imperi come quello Inca e Azteca? Con radere al suolo si intende non solo militarmente ma anche culturalmente di fatto cancellando anche le tracce di queste culture precedenti.
Numerose sono le cause addotte dagli storici:
- superiorità militare (armi e animali agli indios sconosciuti)
- capacità di alleanze strategiche approfittando delle divisioni nelle società indigene
- trauma biologico e l'incapacità di fronteggiare malattie portate dagli europei che per queste popolazioni sono pandemie (come vaiolo, morbillo, influenza e colera)
- trauma culturale dato dall'incapacità di reagire al comportamento degli europei
La totale distruzione di queste popolazioni e della loro cultura non lasciò indifferente l'opinione pubblica spagnola che, con a capo il re Carlo I, si interrogò sulla natura degli indios e sul rapporto che doveva esserci tra conquistatori e conquistati.
Possiamo vedere quattro posizioni:
Una è quella di Rubios che sosteneva la necessità della riduzione in schiavitù degli indios. Era questa la loro condizione naturale. Gli Indios non possono essere considerati neppure uomini in quanto non citati nelle sacre scritture, non conoscevano Dio, avevano comportamenti animaleschi (anche cannibali oltre che sodomiti). Sono quindi solo animali e come tali, giustamente, dovevano essere trattati.
Meno dura la posizione di Sepulveda che da Aristotelico sostiene l'idea che gli Indios siano degli homuncoli, cioè uomini non del tutto affermati perché privi di anima intellettiva tale da sostenere lo scontro con gli europei. Nel loro rapporto con i più evoluti (e quindi intelligenti) europei era necessario che fossero dominati da loro anche in virtù di ricevere dai loro nuovi padroni quell'educazione cristiana di cui sono privi.
Opposta la posizione di Las Casas che sostiene che gli indios, pur non conoscendo Dio, si comportano in modo assai più cristiani degli spagnoli, accorsi nelle americhe con la scusa del missionariato ma che sono là invece solo per arricchirsi. Gli indios invece sono mansueti e di bontà d'animo, quindi dei buoni cristiani inconsapevoli. L'educazione dovrà quindi avvenire in modo pacifico e soprattutto libero.
Ancora più radicale la posizione di Montaigne che criticava sia Sepulveda che Las Casas perché entrambi misurano la cultura degli Indios sulla base della loro cultura cristiana. Gli Indios non sono né buoni né cattivi, hanno semplicemente valori diversi e con i quali gli europei dovrebbero confrontarsi ma che, incuranti, hanno preferito distruggere.
5. Lo sfruttamento coloniale
La schiavitù fu subito ammessa in questi nuovi territori già da Colombo. Poi istituzionalizzata dalla regina nel 1503 costringendo gli indios ai lavori pesanti chiamati corvees.
Questo sfruttamento iniziale indiscriminato, volto al saccheggio delle risorse, fece morire la quasi totalità della popolazione locale così che, quando lo sfruttamento fu più organizzato, si pensò come impiegare i pochi nativi rimasti in modo da evitare conflitti tra i conquistadores.
Nasce l'istituzione dell'encomienda: l'affidamento cioè a un colono di un pezzo di terra e dei servi a essa annessi (una sorta di servitù della gleba). Il colono in cambio si impegnava nella difesa della terra e nella conversione degli indios alla religione cattolica.
Per assicurarsi il maggior controllo possibile delle colonie venne istituita in Spagna la casa de contratacion per regolamentare tutti i traffici e le ricchezze arrivate dal nuovo mondo.
Nel 1512 con le leggi di Burgos, fortemente volute dai frati domenicani, si tentò di limitare lo sfruttamento regolamentando il lavoro e il salario degli indios. Queste leggi hanno scarsa efficacia. Lo sfruttamento dei coloni non conosceva sosta sottoponendoli ai lavori più massacranti spesso in miniera per la raccolta di oro o perle di cui non conoscevano neppure l'importanza e lasciandosi spesso morire.
Nel 1542 Carlo V con le Leggi nuove vieta la riduzione in schiavitù degli indios. Queste fece sì che si iniziò a importare schiavi dall'Africa. Principali mercanti di schiavi erano i portoghesi che li acquistavano lungo le coste africane in cambio di manufatti e armi, quindi li vendevano nelle americhe in cambio di zucchero e melassa che rivendavano in Europa. Questo dette vita al cosiddetto commercio triangolare fra tre continenti.