Rivoluzione Francese

2. Lo scoppio

Gli Stati Generali

Il 5 maggio 1789 furono convocati gli Stati generali, e si ponevano in loro grande fiducia e c'era molta suspance in quanto era da quasi due secoli che non si riunivano.
All'interno della sala di Versailles si riunirono circa 1200 deputati di cui 270 era nobili, 291 erano il clero e 578 il terzo stato. Ancora si doveva iniziare ad affrontare l'argomento che si verificò il primo contrasto e riguardava la modalità di votazione. Se si votava per ordine, come era avvenuto anche nei secoli precedenti avrebbero vinto nobiltà e clero perché avrebbero avuto la maggioranza di due contro uno, e per questo motivo il terzo stato appoggiato da molti parroci eletti nelle campagne e anche alcuni nobili chiedevano la votazione per testa. Il re non poteva andare contro la nobiltà e così decise che si sarebbe votato per ordine e poi sciolse la riunione. E così i rappresentanti del terzo stato ed i loro seguaci decisero di andare avanti ugualmente, si dettero il nome di Assemblea nazionale e si riunirono in una sala dove si praticava il gioco della pallacorda, una specie di tennis. In questa sala, il 20 giugno, giurarono di non dividersi finché la Francia non avesse avuto una costituzione.


La presa della Bastiglia
La nuova Assemblea nazionale credeva che il sovrano avrebbe capito la situazione generale ed avrebbe accettato le condizioni ma invece avvenne l'opposto, fu licenziato il ministro Necker che gli consigliava di accettarle, e fece affluire le truppe a Parigi. Il popolo di Parigi allora si ribellò ed assalì e conquistò la Bastiglia, in questa fortezza venivano rinchiusi i prigionieri politici, che vennero liberati.
Il 14 luglio, che passò alla storia come il giorno della presa della Bastiglia fu considerato come l'inizio della Rivoluzione Francese e tutt'ora festeggiato come festa nazionale.
La rivolta arrivò sino alle campagne, vennero saccheggiati molti castelli e poi vennero incendiati, vennero uccisi anche molti nobili. Dopo neanche un mese, il 4 agosto, l'Assemblea nazionale votò l'abolizione dei privilegi della nobiltà e dei diritti feudali.