Il salvataggio dei fenomeni: i fisici pluralisti.

1. I principi dell’Essere

Se anche l’essere è “uno”, così come dimostrato da Parmenide (e che difficilmente si può confutare) ciò non toglie che esso appaia come molteplice. Il problema è riuscire, di questo molteplice, a dire comunque qualcosa di vero, di “plausibile”.

Perché questo sia possibile deve esserci, dell’essere, qualche principio (necessariamente più di uno) che renda diversi i modi di essere dell’Essere dando così ragione dei fenomeni per come essi appaiono.

Per evitare di fare ragionamenti troppo contorti farò un banalissimo esempio:

“Il sole è giallo”

Questo è indubbiamente un giudizio falso, almeno secondo la teoria di Parmenide, o comunque non un giudizio necessariamente vero (secondo anche il senso comune) perché tutti sappiamo che il colore degli oggetti dipende dalla luce e dagli occhi di chi lo vede. Possiamo però senza dubbio affermare che “se vedo il sole giallo (se mi appare giallo) una causa ci deve essere, e questa causa sarà nell’unica cosa che è causa sia del sole che di me che lo guardo: dell’Essere. Quindi anche le apparenze poggiano la loro causa nell’Essere e quindi, come detto prima, nell’Essere ci devono essere dei principi che descrivono l’Essere (sono della sua stessa qualità) ma lo fanno apparire in modi diversi (lo differenziano nella quantità).

I principi sono descritti in modi diversi a seconda dei filosofi che se ne sono occupati e che vediamo di seguito. Tutti questi filosofi sono chiamati “pluralisti” perché con la ricerca di principi dell’essere di fatto presuppongono che l’archè non sia uno ma siano molti.