Il salvataggio dei fenomeni: i fisici pluralisti.

2. Empedocle

Per Empedocle i principi dell’Essere sono quattro, le chiamava radici e sono, in ordine dal più leggero al più pesante: fuoco, aria, acqua e terra.

Da questo postulato alcune conseguenze:

  • Le radici, essendo principi dell’Essere, si trovano in ogni cosa che è, o ente, e danno la spiegazione di ogni fenomeno (o apparenza).

  • Le radici si trovano in ogni ente ma in quantità diverse il che spiegherebbe il perché i fenomeni appaiono in modo diverso.

  • Un fenomeno, per definizione, essendo una apparenza, necessita di un soggetto (che osserva) e un oggetto (che è osservato) e nel rapporto tra i due che sta la causa dell’apparenza.

  • Sia il soggetto che l’oggetto sono enti, quindi composti di radici, ma di quantità diverse, e nella loro diversità che si ottiene il funzionamento della conoscenza: il soggetto percepisce l’oggetto, come diverso da sé, dalla diversa quantità di radici che compongono se stesso dall’oggetto osservato. Il principio noto come il simile conosce il simile spiega che le radici di Aria del soggetto percepiscono le stesse radici di aria che compongono l’oggetto e quindi ne percepiscano la differenza, e così per le altre radici di fuoco, terra e acqua.

Salvare i fenomeni, nel loro complesso, deve salvare anche quello che è un elemento costitutivo dei fenomeni stessi e che Parmenide ha fortemente negato: il movimento.

Poiché anche il movimento deve essere costituito dalle radici è necessario che le radici possano aggregarsi e disgregarsi in modi diversi e incessantemente, ma perché questo avvenga, non senza una causa, Empedocle è costretto ad introdurre delle forze che rendano questo possibile: una forza aggregante (che chiama Amore) e una disgregante (che chiama Odio). Perché i fenomeni siano conoscibili è necessaria l’interazione di entrambe le forze giacché se vi fosse solo Amore tutte le radici sarebbero aggregate, non pemettendo la separazione tra ente soggetto e ente oggetto, e vi fosse solo Odio tutte le radici sarebbero disgregate non permettendo la composizione di enti (che necessitano, per essere, di tutte e quattro le radici).

«Ma un'altra cosa ti dirò: non vi è nascita di nessuna delle cose mortali, né fine alcuna di morte funesta, ma solo c'è mescolanza e separazione di cose mescolate, ma il nome di nascita, per queste cose, è usato dagli uomini. » (Empedocle, D-K 31 B 8)