Il salvataggio dei fenomeni: i fisici pluralisti.
4. Democrito
Ripensiamo a Zenone di Elea e ragioniamo così: se un corpo, per muoversi, deve attraversare infiniti punti non arriva mai. Deve aver pensato questo Democrito quando critica Anassagora sulla divisibilità all’infinito dei semi. I costituenti dell’Essere, per Democrito, devono essere necessariamente un numero finito e non divisibili all’infinito (e per questo li chiama Atomi) per non incorrere nuovamente nei paradossi di Zenone. Ma se gli atomi che compongono un corpo sono un numero finito due sono le conseguenze:
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Non tutti i corpi sono composti di tutti gli atomi (corpi diversi hanno atomi diversi, oltre che in quantità diverse)
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Oltre agli atomi deve esistere il vuoto
L’esistenza del vuoto è forse il problema più grave per Democrito da affrontare. Come trattarlo? Se gli atomi sono l’Essere, il vuoto necessariamente corrisponde al non-essere di Parmenide, quello che non si può neppure pensare.
Se la realtà è composta solo di Atomi non ho bisogno, dice Democrito, di introdurre forze al di fuori di essi per giustificarne il movimento: il movimento degli atomi è negli atomi stessi, il che sarà la base del futuro meccanicismo secondo il quale tutta la realtà può essere spiegata semplicemente come Materia e Movimento.
La seguente citazione non è di Democrito ma di un meccanicista moderno (l’astronomo francese Laplace) che però esemplifica particolarmente bene cosa sia il meccanicismo che ha origine proprio con il pensiero di Democrito, pensiero con il quale si chiude la prima stagione della filosofia greca, quella detta “fisica”.
« Noi dobbiamo considerare lo stato presente dell’universo come l’effetto di un dato stato anteriore e come le causa di ciò che sarà in avvenire. Una intelligenza che, in un dato istante, conoscesse tutte le forze che animano la natura e la rispettiva posizione degli esseri che la costituiscono, e che fosse abbastanza vasta per sottoporre tutti i dati alla sua analisi, abbraccerebbe in un’unica formula i movimenti dei più grandi corpi dell’universo come quello dell’atomo più sottile; per una tale intelligenza tutto sarebbe chiaro e certo e così l’avvenire come il passato le sarebbero presenti.» (Pierre de Laplace, Teoria analitica delle probabilità, 1812)