Disputa sugli universali

4. Il concettualismo

Il nominalismo moderato, o concettualismo, afferma la non esistenza dell'universale nelle cose, ma solo nella mente. Secondo Abelardo, gli universali sono dei segni mentali, dei sermones (discorsi, parole), ossia delle parole con significato. L'universale è un nome che designa l'immagine confusa estratta dal pensiero da una pluralità di individui di natura simile. Gugliemo di Ockham arriva a identificare l'universale con il nostro stesso atto di intendere la realtà.

La teoria di riferimento può essere vista nella logica del concetto della scuola stoica.
L'universale è il lekton, ovvero l'immagine mentale dotata di una etichetta (il suono o la scrittura) e di un denotato (l'oggetto singolare di cui parla). 

Tra i maggiori esponenti del nominalismo moderato abbiamo Guglielmo d'Occam, che qui approfondiamo.
Occam nega la realtà degli universali affermando che reali sono solo gli individui. Uno dei compiti della filosofia è quello di eliminare dal pensiero tutti gli essere fittizi introdotti dalla mente e a cui è stata dato lo status di enti (tutto ciò in pratica che si trova tra noi e le cose: essenze, universali etc). Il metodo da lui usato si chiama Rasoio di Occam il quale dice che Entia sunt non moltiplicanda praeter necessitatem (non si devono moltiplicare gli enti senza necessità). Il rasoio elimina molti concetti tra cui quello di: 
  • sostanza: degli oggetti conosciamo solo le proprietà non come sono in se stessi
  • anima: la sostanza che sta alla base degli stati psichici
  • causa-effetto: la conoscenza è un rapporto tra individui e quindi nel dire che A è causa di B non c'è nessun nesso ontologico (questa eliminazione è il motivo per cui le dimostrazioni a posteriori di Tommaso sull'esistenza di Dio non sussistono)
Un segno è puramente linguistico o mentale e il concetto non è che un segno che svolge una funziona significante: il termine che sta al posto delle cose di cui è segno e in tal senso è predicabile di più individui. In questo senso il concetto è una intentio: non indica una realtà universale ma sta per tutte le cose concrete a cui il segno stesso fa riferimento. Questa relazione tra termine e cose si chiama suppositio (stare al posto di).

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