Marx
8. Il Capitale
Critica ai meccanismi del modo di produzione capitalistico la cui caratteristica di fondo è la storicità (contro Smith e Ricardo che lo considerano eterno e l'unico possibile) e quindi destinato a essere superato.
Si parte con una analisi della merce il cui valore può essere d'uso e di scambio. Il valore di scambio è la quantità di lavoro socialmente necessario. Il valore non corrisponde al prezzo perché a questo concorrono anche condizioni diverse.
Tra le merci ce n'è una particolare: l'operaio, merce che viene acquistata dal capitalista (quanto costa? La sua sopravvivenza) e che produce altre merci. Le merci da lui prodotte non sono di sua proprietà ma del capitalista:
- superato in ore di lavoro il suo costo, salario, il resto è plus-valore, lavoro non pagato.
Nel capitalismo la produzione non è solo finalizzata al consumo ma anche alla accumulazione del denaro. La formula tipica del processo capitalistico è D – M – D¹ (denaro – merce – denaro uno, ovvero più denaro) perché il denaro acquisito alla conclusione del ciclo è aumentato rispetto al denaro impiegato inizialmente per comprare la merce.
Ora, il capitalista compra la forza-lavoro dell’operaio dandogli un salario. Se infatti il capitalista desse al salariato l’intero prodotto del suo lavoro, non ne avrebbe per sé alcun profitto. Egli invece paga solo in base a quanto occorre per il sostentamento dell’operaio. Da ciò si origina il plusvalore, che è quella parte del valore prodotto dal lavoro salariato (pluslavoro) di cui il capitalista si appropria. Ed è proprio il plusvalore che rende possibile l’accumulazione capitalistica, cioè la produzione del denaro col denaro.
Marx distingue poi tra:
- Capitale variabile: il capitale investito nei salari
- Capitale costante: quello investito nei macchinari e in tutto ciò che serve per far funzionare la fabbrica
Poiché il plusvalore nasce solo in relazione ai salari, ossia al capitale variabile, il saggio del plusvalore, ossia quant’è la percentuale del plusvalore, è dato dal rapporto tra il plusvalore e il capitale variabile.
Saggio plusvalore = plusvalore
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capitale variabile
Ma il capitalista investe non solo in salari ma anche in impianti (il capitale costante), per cui il saggio del profitto, cioè quanto intasca il capitalista, deriva dal rapporto tra il plusvalore e il capitale variabile più quello costante.
Di conseguenza il saggio di profitto sarà sempre minore rispetto al saggio del plusvalore.
Saggio del profitto = plusvalore
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Cc + Cv
Il profitto è sempre minore del saggio del plusvalore.
Per ottenere una sempre maggiore produttività nel lavoro, vi è la necessità nell’economia capitalistica di introdurre nuovi e più efficienti metodi e strumenti di lavoro. Proprio l’aumento di produttività genera il fenomeno delle crisi cicliche di sovrapproduzione.
Essa porta anche alla distruzione dei beni e alla disoccupazione. Genera altresì la caduta tendenziale del saggio di profitto. Con tale termine Marx intende quella legge per cui aumentando smisuratamente il capitale costante (macchine e materie prime) diminuisce il saggio di profitto cioè il guadagno del capitalista.
La legge equivale ad un andamento decrescente ed essa è il "tallone d’Achille" del sistema capitalistico.
Infatti essa, mettendo in difficoltà la borghesia, finisce per produrre la scissione della società in sole due classi antagonistiche: un giorno vi saranno solo più pochi capitalisti da una parte e molti salariati sfruttati dall’altra. Ma ciò porterà, come accennato più sopra, all’inevitabile rovesciamento del capitalismo e alla rivoluzione proletaria con la vittoria finale del comunismo.