La Rivoluzione Russa

2. La rivoluzione d'ottobre

Nel giugno del 1917 la Russia, guidata da uno dei ministri della Duma Kerenskij e dal generale Brusilov, lancia una offensiva contro la Germania convinti che avrebbe avuto le stesse sorti della Francia rivoluzionaria di fine Settecento: soldati pronti a combattere per la loro libertà. L'offensiva ha successo grazie all'aiuto degli alleati (tra cui gli USA entrati in guerra nell'aprile dello stesso anno) ma il soviet di Pietrogrado abolisce la pena di morte per i disertori, dissolvendo la disciplina militare e portando a una sconfitta finale. I contadini rientranti nelle loro terre assaltano le case dei padroni per avere distribuzione delle terre. Alla notizia si ha una diserzione di massa dei contadini al fronte che tornano verso est. Il governo non seppe come reagire.

Il 10 giugno l'Ucraina proclama la sua indipendenza e il 3 luglio L'vov dà le dimissioni.

A Pietrogrado i bolscevichi insorgono (sostenuto dai marinati di Kronstadt) chiedendo la presa del potere totale del potere ma fallendo. Il 7 luglio Kerenskij assume la guida della Duma dando pieni poteri militari a Kornilov che cercò, al fine di riportare ordine, di instaurare una dittatura militare. I bolscevichi misero in ampo 40000 operai armati e si mostrarono i difensori della rivoluzione incrementando di moltissimo il numero dei loro iscritti. La rivoluzione proletaria era matura.

Tra il 24 e ii 25 ottobre reparti armati entrano nel Palazzo di Inverno (sede del governo). Menscevichi e Socialisti rivoluzionari (nei soviet a favore dei contadini) per protesta abbandonano i soviet in cui si trovano lasciando tutto il potere ai bolscevichi.

Una volta al potere Lenin approvò i primi decreti rivoluzionari: fine della guerra; abolizione della proprietà privata della terra (a favore dei contadini) e divieto di manodopera salariata; nazionalizzazione delle banche e controllo delle fabbriche più grandi.

Vengono quindi proclamate le elezioni per la futura assemblea costituente (già indette dai liberali e non revocate). I bolscevichi le perdono (a favore dei moderati socialisti rivoluzionari) ma Lenin non la riconosce. Si rivela necessaria l'organizzazione di un partito-guida (avanguardia) e l'istituzione della CEKA (commissione per la lotta contro la controrivoluzione) incaricata di schiacciare i nemici della rivoluzione (una sorta di terrore di Robespierre).

La dittatura del proletariato è, per il momento, una dittatura di partito.

Una delle promesse di Lenin, la pace, fu raggiunta il 3 maro 1918, con Trotskij, a Brest Litovsk. Le cessioni territoriale della Russia sono enormi (come L'Ucraina) ma la pace era necessaria.

Contrari alla pace molti socialisti e anche qualche bolscevico come Bucharin.  I socialisti rivoluzionari tentarono il sabotaggio del governo bolscevico a Mosca (nuova capitale) dando vita al cosiddetto Terrore Rosso: la repressione violenta di ogni forma di opposizione.