La Rivoluzione Russa
3. Comunismo di Guerra e NEP
Dicembre 1917, ne sud della Russia, alcuni generali danno vita a un esercito di volontari di stampo anti-comunista ricevendo l'appellativo di bianchi e ricevendo aiuti alle potenze straniere, preoccupate dal dilagare della rivoluzione.
Dalla Siberia la controrivoluzione fu mossa dalla Legione Cecoslovacca (ex prigioneri austro-ungarico ma slavi e come tali armati con la promesso di continuare la guerra al fianco della Russia).
I Bianchi si macchiarono in particolare di violenza nei confronti delle comunità ebraiche (accusandoli di appoggiare i bolscevichi e di usare il comunismo per conquistare il mondo, vedi Protocollo dei savi di Sion, falso storico più volte ripreso da chiunque volesse accusare gli ebrei di cospirazione mondiale).
Tra i 1917 e il 1918 la situazione economica era drammatica. Lenin dovette quindi inaugurare il comunismo di guerra: reperire dai contadini tutto il grano possibile a costo di requisirlo. Molti contadini si rifiutano e vennero chiamati Kulaki (sfruttatori). Una guerra civile nella guerra civile.
Trockij divenne commissario di guerra e organizzò un esercito efficiente per porre fine alla guerra civile, l'Armata Rossa. Nel 1920 la Guerra civile fu vinta ma il paese fu in condizioni catastrofiche.
Durante la Guerra civile si diffuse l'idea che la Rivoluzione in Russia sarebbe sopravvissuta solo se questa si fosse diffusa anche negli altri paese. Per questo nel 1919 fu creata la Terza Internazionale o Internazionale Comunista (Comintern). Per partecipare si doveva sottostare a precise regole e quindi solo 50 delegati e 19 partiti parteciparono. I soli partiti che potevano partecipare erano quelli comunisti (e che come tali si riconoscevano nella rivoluzione bolscevica. La terza internazionale doveva servire in ogni caso a creare una sorta di "cintura di sicurezza" contro gli attacchi delle potenze straniere.
Nel 1921 un ultimo tentativo di abbattere la dittatura di Lenin fu intrapresa dai marinai di Kronstadt, sconfitti il 18 marzo 1921. Il processo di Lenin diventa inarrestabile.
Lenin si rende però conto della durezza della situazione e in ordine di riprisinate l'economia inaugura la NEP (nuova politica economica) introducendo nelle campagne un'economia di mercato dando ai contadini un incentivo alla produzione. La NEP allievò le durissime condizioni di vita dovuta alla mancanza di cibo. Per Lenin comunque la NEP fu una specie di ritirata momentanea nella strada verso il comunismo.
I nemici di Lenin furono, negli ultimi della sua vita, la Chiesa Ortodossa, completamente spogliata dei suoi averi e i contadini ribelli introducendo per la prima volta i lager per i prigioneri.