Le trasformazioni economiche del 500

3. Concentrazioni di capitali, scambi commerciali e Borse nel ‘500

Un altro degli aspetti che caratterizzarono il lungo 500 è la concentrazione di capitali che si registra ad esempio in due delle attività economiche più importanti: quella tessile e quella metallurgica.

Per quanto riguarda la prima soprattutto in Germania si intensificano le attività estrattive di ferro e l'espansione della presenza degli altiforni.

La più importante industria dell’epoca restava però quella tessile. A differenza del comparto metallurgico, il tessile non richiedeva particolari specializzazioni. La grande massa di operai era formata da contadini-operai che oscillavano tra il lavoro nei campi e la mansione della tessitura, proprio in un periodo in cui le famiglie borghesi perfezionavano la dimensione del risparmio e dell’accumulazione.

L’industria tessile aveva i centri principali in Italia e nei Paesi Bassi, in particolare nelle Fiandre. Erano produzioni di altissima qualità, che gareggiavano con le migliori produzioni inglesi. In questo scenario concorrenziale, l’Italia si trovava all’avanguardia anche per la produzione della seta che veniva esportata in gradi quantità dal Regno di Napoli e successivamente lavorata nelle più importanti seterie della penisola, a Genova, FirenzeVeneziaMilano, Como e Lucca. La produzione della seta era redditizia anche in Spagna e Francia, mentre la Germania divenne la terra del fustagno, un tessuto ben più economico della lana.  

Come abbiamo accennato, l’aumento dei prezzi danneggiò i salariati ma arricchì le categorie che operavano in maniera dinamica in un contesto di continui cambiamenti. L’Europa del ‘500 fu terra di conquista per banchieri, mercanti e industriali

Tra questi spiccava la famiglia dei Fuggercomposta da banchieri tedeschi che finanziarono sovrani e principi in cambio di concessioni monopolistiche. I Fugger controllavano le miniere d’argento e soprattutto quelle di rame in Ungheria e Slovacchia. Le ricchezze venivano reinvestite in molteplici attività come i grandi trasferimenti di denaro dagli ecclesiastici francesi alla Curia romana, la già citata produzione del fustagno e il finanziamento dei commerci portoghesi transoceanici.

Proprio il coinvolgimento dei governi nei traffici internazionali, spinse i Paesi maggiormente coinvolti (Spagna e Portogallo) a creare un sistema che regolamentava il commercio oceanico. I centri principali erano Siviglia, scelta come base per gli scambi con le Indie, e Lisbona, a cui la corona portoghese controllava i traffici coloniali.  

Le due città della penisola iberica non erano però gli unici centri da cui venivano amministrate le ricchezze del continente. Ad una ricchezza dovuta ad una scelta governativa – nelle due città avevano sede le istituzioni chiave per le politiche della colonie – si contrapponeva Anversa, crocevia della finanza internazionale. Sempre legate alla forte dimensione internazionale erano le Borseluoghi d’incontro di banchieri e mercanti coinvolti a vario titolo nelle sorti affaristiche del continente europeo

In quelle sedi venivano gestiti ingenti capitali, sia fissi che circolanti. I primi erano di lunga durata e servivano al lavoro umano, come i mezzi di produzione che venivano utilizzati per produrre altre ricchezze. I capitali circolanti erano rappresentati da elementi che partecipavano direttamente al sistema produttivo: materie prime quindi, ma anche salari.