Giolitti
Morte di Umberti I -> nuova stagione
Dopo il fallimento di Crispi e dei governi di destra, repressivi delle manifestazioni sociali, Vittorio Emanuele III affida il governo a Zanardelli (1900-1903) con Giolitti ministro degli interni. Si inaugura una nuova politica sociale con lo Stato che fa da arbitro per la conduzione pacifica del conflitto sociale:
- gli scioperi sono consentiti (ma non per i dipendenti pubblici).
- Viene fondato il consiglio superiore del lavoro (legislazione sociale) con la partecipazione dei sindacati
- nascono le camere del lavoro
1903: Giolitti primo ministro ricerca maggioranze parlamentari tra socialisti, cattolici e nazionalisti.
Socialisti
- Invita il leader dei socialisti, Turati, ad entrare nel governo ma egli però rifiuta per non spaccare il partito socialista che ha al suo interno la corrente massimalista.
- Nel 1904 La Chiesa teme il socialismo e autorizza i cattolici a votare nei collegi a rischio socialismo
- Nel 1906 viene fondata la CGL
- 1907/08 scioperi massimalisti sono insuccessi. Turati e Bissolati si rifiutano di entrare nel governo ma il loro dialogo porta a numerosi provvedimenti sociali (più istruzione e lavori pubblici).
- 1911 Viene introdotto il suffragio universale maschile (voto a tutti sopra i 30 anni)
- 1912 Vincono il congresso i massimalisti (con Mussolini), Turati all'opposizione, Bissolati e Bonomi fondano il PSRI.
Cattolici
L'introduzione del suffragio universale necessita che al voto siano coinvolti anche i cattolici, ancora impossibilitati dal non expedit. Nel 1912 viene fatto il Patto Gentiloni.
Nazionalisti
Nel 1911, sia per frenare l'emigrazione dal sud Italia, sia per gli appetiti del nazionalismo italiano, conquista la Libia ai danni dell'Impero Ottomano.
In politica estera mantiene la triplice alleanza, si avvicina a Frrancia e Inghilterra, si interessa alla questione balcanica (Von Bulow chiama la sua la politica dei "giri di valzer")
Nel 1913 5 milioni di elettori, immutati gli equilibri ma più flessibili.
Per rinsaldare la maggioranza nel 1914 Giolitti si dimette ma il suo successore, Salanda, porterà l'Italia in guerra.