La rinascita economica (X-XIV secolo)

Dal secolo X agli inizi del XIV crescita demografica (raddoppia o triplica) ed economica (bonifica, infrastrutture, borghi e mercati) senza precedenti.

Facciamo una domanda "inversa": perché la popolazione non sarebbe dovuta crescere? A condizioni "normali" la popolazione cresce. Quando non lo fa, o addirittura diminuisce, significa che vi sono cause che impediscono o ostacolano la crescita.

Chiediamoci quindi quali sono state le cause che hanno arrestato la precedente espansione, prima del VIII secolo e dopo il XIII.
Prima possiamo individuare la disgregazione dell'impero, disordini, fuga nelle campagne e pestilenze.
Dopo le saturazioni degli spazi agricoli, la grande carestia (1315-22) e la Grande Peste (1348).

Se non vi sono condizioni "negative" la popolazione, appunto, cresce e si registra un aumento delle terre coltivate (importanti la quantità del lavoro umano e le tecniche agricole, che non appaiono mai per caso ma quando se ne ha bisogno) e degli insediamenti umani con una diminuzione dell'insediamento tipico dell'economia curtense (autoconsumo).

A proposito delle migliorie tecniche e tecnologiche registriamo l'aratro di acciaio (che sostituisce quello di legno) e la rotazione triennale delle colture (frumento, legumi, riposo).
La tecnologia fu una conseguenza e non una causa dell'aumento demografico e impediva la diminuzione della resa agricola con l'aumento della popolazione.

Le tecnologie affrancano dal lavoro dei campi sempre più persone che si specializzano nella manifattura (in particolare la produzione tessile).

L'aumento della produzione incentiva gli scambi commerciali con la conseguenza dell'investimento nelle comunicazioni: principalmente acqua (mari e fiumi) ma anche terra.

Anche l'agricoltura si specializza (grazie agli scambi commerciali) con però il risultato di essere maggiormente esposti alle annate sfavorevoli.

Fra l'VIII e il X insieme all'economia curtense nascono i centri di scambio rurale (stationes).

La società urbana e la figura del mercante

Requisito fondamentale: il ritorno dell'uso della moneta (scoperte, non per caso, miniere d'argento sassoni sotto Ottone I). Da metà XI a XII la domanda fu tale da sminuirne il valore e allora i commercianti italiani importano dall'est l'oro per creare il denaro di grosso valore come il fiorino, il genovino e il ducato veneziano.
La moneta modifica i rapporti anche tra i contadini e i signori i quali preferiscono il pagamento delle terre con un affitto e ai prebendari si preferiscono i lavoratori salariati.

Domanda urbana sempre più forte: borgo era là dove si svolge un mercato e vivono artigiani e bottegai. Ogni tanti borghi una piccola città ne faceva il centro e smistamento commerciale. Le grandi città si trovano solo nelle Fiandre e nell'Italia settentrionale.

Al commercio (di Genova e Venezia, soprattutto) si affianca l'attività creditizia (Firenze capitale centro di affari).

Si sviluppano nuove forme di pagamento alternative al denaro come i titoli di credito: assegni, lettere di cambio. Si sviluppano gli studi matematici.

Tra l'XI e il XIII secolo il numero dei mercanti aumenta sensibilmente e nasce la necessità delle associazioni commerciali che consentivano di intraprendere affari importanti mettendo in comune i beni e dividendo le spese e i rischi. Alcune tipologie sono:

  • la commenda, ovvero un contratto tra un mercante e un detentore di capitale. I guadagni erano divisi, il rischio era tutto del capitalista.
  • i contratti di società nei quali tutti i partecipanti si dividevano rischi e profitti
  • le compagnie, associazioni a lungo periodo che gestivano particolari rotte commerciali

I grandi mercanti tendono quindi a diventare banchieri specializzandosi nel prestito a consumo ma anche nel grande prestito per i sovrani, signori, prelati. In cambio spesso ottenevano il beneficio di riscuotere le imposte per conto dei loro clienti.

La rottura del sistema tripartito

I mercanti - banchieri creano non pochi problemi all'equilibrio sociale medievale secondo il sistema tripartito di Adalberone di Laon. I mercatores non sono previsti in questo sistema e spesso condannati perché:

  • non rispettano l'ordine divino
  • guadagnano senza lavorare (anzi sul lavoro altrui)
  • vendono le merci a prezzi più alti di quanto le comprano (sono ladri)
  • prestano denaro per maggiore denaro (rubano a Dio - il prestito con interesse, infatti, comporta un dilazionamento del pagamento in cambio di denaro e quindi di fatto il banchiere "vende il tempo" che appartiene solo a Dio)
  • il commercio finalizzato al commercio è una perversione dell'economia che porta all'avidità

Ma il nuovo sistema economico è ormai reale e l'economia viene prima di ogni considerazione filosofica, etica o religiosa si può fare di essa quindi non potendo cambiare questa si preferisce cambiare l'etica.

Già Tommaso d'Aquino ammette che il mercante, se non è avido, in realtà lavora e svolge un ruolo utile nella società portando le merci da dove non servono a dove servono. In fondo nel vangelo è scritto "il povero chieda, il ricco dia", quindi il ricco non è escluso dalla società, ne fa parte, purché contribuisca al suo mantenimento.

I ricchi mercanti ripagano la società e Dio mettendo a disposizione le loro ricchezze abbellendo città e chiese (pagando fior di artisti).

Ultime modifiche: martedì, 12 novembre 2019, 19:48